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Prodotti Dop made in Italy con il vento a poppa, trainati da vini e alimenti pronti

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Sempre più #Denominazioni d’origine e Specialità tradizionali garantite caratterizzzano la tavola made in Italy che, tra #Dop Igp Stg conteggia ben 824 unità solo nei comparti food e wine: 56 in più sull’anno prima, con un valore stimato di 16,2 miliardi e un incremento anno su anno del 6 per cento. Numeri che consolidano ulteriormente la leadership della Penisola a livello mondo, che totalizza globalmente 3.071 referenze certificate.
Si tratta di indicatori contenuti nell’ultima lettura del Rapporto #Ismea-Qualivita 2019 (con dati 2018) appena licenziato dall’Istituto di mercato sulla dimensione della #Dop Economy. Ovvero, una realtà complessa e trainante dell’economia produttiva il cui peso valoriale massimizza ben un quinto (20%) del fatturato complessivo dell’agroalimentare nazionale. Al cui interno emerge nettamente la dinamicità delle filiere vino e alimenti pronti che, unitariamente, hanno totalizzato nell’anno considerato l’incremento di circa un miliardo di euro, con tasso di crescita unitario, rispettivamente, del 7,9 e del 3,8 per cento.
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Insomma, produrre beni certificati e di qualità conviene, cosa che può apparire come la scoperta dell’acqua calda, ma che in tempi di scombussolamenti nei rapporti geo-economici (per non dire delle conseguenze che sta causando il micidiale Coronavirus) a livello internazionale è sempre meglio tenere ben presente. Tanto più per un paese come l’Italia che da tempo non sospetto, e primo tra tutti, ha sposato un modello produttivo alimentare (e non) fatto di proposte di qualità che i mercati internazionali riconoscono. Anche se spesso copiano a man bassa.
Non è un caso se la performance sui mercati esteri di vini e cibi #madeinItaly è tale da confermare detti beni a denominazione prodotti guida dell’intero export alimentare nazionale, talché il totale sdoganato ha superato nell’anno considerato e per la prima volta la barriera dei 9 miliardi di euro (+2,5%), di cui 5,4 il vino (imbottigliato) e 3,6 l’agroalimentare.
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Significativo e solido è poi l’impatto economico territoriale di tali produzioni, laddove il Rapporto Ismea-Qualivita evidenzia come tutte le province dello Stivale ricevono dai prodotti a denominazione una ricaduta economica positiva, sebbene assai diversi siano i valori finali tra le diverse regioni. Laddove le prime quattro totalizzano il 65% del valore produttivo Dop, Igp, Stg e si trovano tutte la Nord.

e-mail: basile.nicola@libero.it; ndbasile48@gmail.com