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Fellini Museum, Rimini spaccata in due sulla sede a Castel Sismondo del Brunelleschi

Ciao Federico, che piacere vederti. Come stai?” “Bene Giovanna. E tu?”. “Bene, grazie. È tanto tempo che non ci vediamo; mi sono sposata e ho due figli grandicelli. Ma tu, cosa fai?> .
Spezzoni di un colloquio tra vecchi compagni di liceo che si incontrano per caso dopo anni nei pressi del mercato coperto, centro storico di Rimini. Con Giovanna piuttosto distratta che dimostra di non sapere del suo amico Federico Fellini, già grande regista acclamato e vincitore di Oscar.
L’aneddoto, sconosciuto persino ai riminesi, lo racconta a chi scrive un parente stretto di Giovanna. Poche e intime battute che rivelano l’indole affabile del Fellini privato; l’esatto opposto del suo essere esigente, puntiglioso, che non lascia nulla al caso quando è dietro la macchina da presa.
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L’opera sostenuta dal Mibact sarebbe costata sui 13 milioni di euro
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Al grande cineasta scomparso 28 anni fa, l’Italia ha deciso di dedicare un grande spazio museale permanente realizzato a Castel Sismondo di Rimini, sua città Natale. Si tratta del Fellini Museum che il ministro della Cultura Dario Franceschini ha presentato alla 78° Mostra internazionale del Cinema, in corso a Venezia. Un’occasione appropriata per omaggiare l’autore di memorabili film entrati nella storia del cinema.
La presentazione è stata preceduta a cavallo di Ferragosto da un evento inaugurale che il sindaco di Rimini Andrea Gnassi (foto in fondo) ha celebrato nella sede fisica del museo. Che comprende anche lo storico cinema Fulgor di Via Roma e gli spazi della vicina Piazza Malatesta, già miserevole parcheggio per auto per l’appunto ristrutturata con riferimenti onirici felliniani.
L’evento riminese si è caratterizzato con tre giorni di festa, visite libere al museo e spettacoli fantasmagorici proiettati sulle pareti dell’adiacente Teatro Galli, anch’esso tornato dopo decenni di oblio a nuova vita, ma nel rispetto filologico delle linee architettoniche originarie. Il pubblico accorso nella pubblica piazza ha apprezzato.
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Non la stessa cosa si può dire di quanti già in precedenza avevano bocciato, con un nulla di fatto, la decisione dell’amministrazione comunale di realizzare il polo museale nella roccaforte quattrocentesca dedicata a Sismondo Malatesta: gioiello d’opera del genio assoluto dell’architettura rinascimentale Filippo Brunelleschi, fino a qualche decennio fa utilizzato anche come carcere.
A stigmatizzare la scelta fatta è un po’ tutta l’élite della cultura riminese, delle associazioni, della società civile che mette sotto accusa il sindaco Gnassi per il suo “personalistico modo di governare distante dal significato di Repubblica, da Res-pubblica, cosa del popolo”, come afferma Stefano Pivato, professore di Storia contemporanea e per anni assessore alla Cultura di Rimini. E in questa veste tra i protagonisti del recupero della Domus del chirurgo di piazza Ferrari, del cinema Fulgor e del progetto di restauro filologico del Teatro Galli.
Esperienza che, il già rettore dell’Università di Urbino, assertore del principio che “la ristrutturazione di un’opera di per sé bella, deve avvenire nel rispetto filologico del com’era, dov’era”, avrebbe voluto fosse ripetuta anche per la Rocca e Piazza Malatesta. Ma se ciò non è stato fatto é perché ha prevalso “la voglia sfrenata di quanti hanno puntato a una modernizzazione della città che sa di cattivo gusto”.
Rimini; 16/08/2021: Piazza Malatesta ©Riccardo Gallini /GRPhoto
(Piazza Malatesta by ©Riccardo Gallini)
L’accusa di Pivato fa il paio con l’affondo dello storico dell’arte Giovanni Rimondini che definisce Castel Sismondo “museo di sé stesso”. Purtroppo “trasformato in contenitore di ciaffi felliniani, che lo stesso Fellini non avrebbe manco osato immaginare”. Da qui la decisione cavalcata da Rimondini e avallata da Italia Nostra, Fai e Rimini città d’Arte Renata Tebaldi di chiedere l’intervento del ministro Franceschini, affinché il Fellini Museum venga trasferito in una più appropriata sede cittadina.
Attacchi senza se e senza ma che hanno surriscaldato il già arroventato clima di mezz’estate e ora tenuto più che mai vivo dalla politica locale, presa com’è dall’imminente voto per le amministrative.
Enzo Ceccarelli, candidato sindaco della coalizione di centrodestra, dice: “Sono anni che a Rimini si discute di un luogo dove celebrare l’opera geniale di Fellini. Ha prevalso la scelta del sindaco Gnassi che, in totale autonomia, ha deciso per Castel Sismondo, dimostrando mancanza di logica e facendo della rocca del Brunelleschi un contenitore di oggetti moderni che avrebbero certo meritato luoghi e spazi più appropriati. Una scelta che ha disorientato l’opinione pubblica e allontanato le aziende private, inizialmente accreditate come sostenitrici dell’opera medesima. Un disastro”.
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Scontri intestini anche tra compagni di partito
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Ma se l’intervento di Ceccarelli è di per sé scontato, non altrettanto si può dire del peana cantato da Maurizio Melucci, compagno di fede e di lotta del sindaco Pd che un anno fa, intervistato da TerraNostra (28 settembre 2020) sparò a zero sul “lungomare più bello del mondo”, definendolo opera sbagliata. Tanto che “è stata oggetto di rifacimenti necessari per eliminare talune carenze strutturali”.
Ora, a meno di un mese dal voto, Melucci torna a fare le pulci alla gestione del compagno sindaco, ricordando che il Piano strategico 2010 per gli interventi strutturali a Rimini “non contempla la realizzazione di un polo museale a Castel Sismondo”. Decisa “dal sindaco senza manco discuterla nelle sedi opportune” del potere locale. E aggiunge che, quando gli scavi in piazza Malatesta hanno portato alla luce reperti di epoca romana “la Sovrintendenza alle belle arti non risulta abbia adottato pareri contrari, lasciando che si facesse quello che poi è stato fatto”.
Per tutte queste ragioni Melucci sostiene di avere suggerito chi di dovere di “considerare come sede del museo a Fellini la palazzina Roma di Piazza Fellini”, peraltro dirimpetto al Grand Hotel caro allo stesso regista.
La narrazione al momento dice che i fatti sono andati diversamente. Con il sindaco Gnassi che, in quanto responsabile della gestione comunale, ha fatto le sue scelte. Presumibilmente concordate con il Mibact, istituzione super partes in materia nonché finanziatrice dell’opera riminese con una cifra considerevole accreditata dai media locali tra i 12 e i 13 milioni di euro.
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Nel frattempo anche la campagna elettorale in città si fa più stringente, con Gnassi non ricandidabile che tira dritto per la sua strada. Dicendosi certo, come ha fatto presentando in piazza Malatesta il libro “L’Italia che vogliamo” del presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, che “Rimini è operativamente molto più avanti di altre città e guarda più che mai al futuro”. A quali città si riferisse non ne ha fatto menzione, certo ha sostenuto la sua personale convinzione che “il Fellini Museum ha lo stesso ruolo e la centralità che il Museo Guggenheim ha per Bilbao: motore di cultura e arte, attivatore di rigenerazione dell’intera città…”.
Un confronto davvero coraggioso, signor sindaco. Certo augurabile, ma che per ora, se lo lasci dire, è solo una bella idea con tutti i contorni del sogno. Felliniano.

  • Attilio Giovagnoli |

    Castel Sismondo opera del Brunelleschi! è stato fortemente danneggiato inserendo nel suo fossato un ‘vano tecnico’ in cemento armato di cento metri cubi per fare in superficie giochi d’acqua in una vasca cementizia di quasi mille metri quadrati. Questo mare di cemento è stato avallato dalla Soprintendenza e finanziato dallo stesso ministro per i beni culturali nonostante l’area del castello sia tutelata da due decreti ministeriali del 1915 (prospettico – paesaggistico) e del 1991 (archeologico). Cosa sperare in Italia se chi deve salvaguardare i monumenti li distrugge?

  • Nicola Dante Basile |

    Egregio signor Giordano, lei ha inviato a TerraNostra la stessa lettera che ha già messo in rete sui social. A cui ho dato risposta. Pertanto questo suo nuovo, si fa per dire, commento l’ho ridotto all’essenziale. In ogni caso i riminesi citati nel mio articolo sono personalità autorevoli e competenti.

  • Salvatore De Vita |

    …. (Quando si parla della) “roccaforte quattrocentesca dedicata a Sismondo Malatesta: gioiello d’opera del genio assoluto dell’architettura rinascimentale Filippo Brunelleschi”… si sta parlando di …una meravigliosa opera … oggi brutalizzata e banalizzata da un insensato museo del nulla, ad opera di chi non conosce la storia e le radici della città, che fu grande protagonista di quel periodo. La stessa sorte è toccata alla zona circostante, nell’antichità parte integrante del castello, ricoperta da un’anonima lastra di cemento, che ha cancellato le sottostanti testimonianze storiche comprese tra il periodo imperiale romano fino al rinascimento stesso. Uno sfregio irreparabile, per creare un museo che avrebbe trovato più giuste e degna collocazione, in ogni altra parte della città. Una ferita insanabile figlia di un’ostinazione assurda.

  • sergio giordano |

    Ho letto l’articolo ma mi sembra che più che parlare di Rimini di cui è Sindaco Andrea Gnassi abbia parlato di alcuni riminesi … Mancano altri nomi… La Palazzina Roma se vuole la possiamo far visitare ma con il centro storico non conta un tubo. L’attuale Centro Storico è molto diverso da quando c’era un Vespasiano al posto della Piazza Malatesta e sia i cittadini del contado che i turisti si provavano le mutande nel Mercato settimanale …

  • Rosanna Roccuzzo |

    Buongiorno,ho letto l’articolo e l’ho trovato interessante.Ho visitato la mostra di Fellini a Castel Sismondo e ne sono stata favorevolmente colpita anche,e proprio,per il restauro del Castello stesso,la nuova fontana nel piazzale prospiciente e le migliorie,ancora in divenire ,riguardante il piazzale che era ridotto ad un parcheggio tristissimo e non decoroso.
    La mia osservazione e’ questa:se il museo Fellini e’ stato un incipit per finalmente dare nuova luce a Castel Sismondo…ben venga!
    Riguardo alle diatribe tra…riminesi…sono sempre esistiti gli estimatori e i critici nei riguardi delle opere di Federico Fellini ,compresi i murales a Borgo San Giuliano,cio’ non toglie che Rimini e’ la sua citta’ natale e la sua fama e il suo turismo sono aumentati negli anni per questa sua immagine anche culturale e non solo vacanziera.
    Dare lustro quindi ,anche con fondi del Mibact,ad opere meritevoli di restauri attraverso un concittadino illustre mi sembra una cosa degna di nota.

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