VinItaly 2023, dove per vendere vino bisogna esserci. Espositori: “Fiere proibitive per gli alti costi ricettivi”

Nel paese di Enotria non si era mai visto prima d’ora un book così ricco di appuntamenti collettivi dedicati al vino. Un modo di promuovere il nettare di Bacco perseguito anche da altri paesi, ma che trova terreno assai fertile in Italia. Dove, ovunque si volga lo sguardo su e giù per lo Stivale, non si avrà difficoltà a imbattersi in uno dei tanti eventi promossi anche da enti e istituzioni pubbliche locali.

Il fenomeno già bell’evidente negli anni di preCovid-19, ha preso via via consistenza con il ritorno alla cosiddetta ‘normalità’. Sicché nulla impedisce di credere che l’approccio possa espandersi ulteriormente, tenuto conto del contesto social-media di per sé liquido e della spiccata propensione delle giovani generazioni nell’associare e condividere valori come resilienza e sostenibilità alla tutela di prodotti della buona tavola.

Tuttavia, posto che alle sagre paesane e ricorrenze mercantili di vecchia memoria, vanno ad aggiungersi collettive urbane più o meno mirate a esaltare prodotti tipici del territorio, è dimostrato che quando arriva primavera non c’è luogo e manifestazione d’incontro che prevalga su VinItaly, a Verona. Come dire del salone del vino per antonomasia che da oltre mezzo secolo tiene banco nella città scaligera, dove ogni volta che si va, ci si perde nella fantasmagorica e variegata vetrina del mondo bacchico domestico e non solo.

Insomma, un appuntamento considerato imperdibile per gli appassionati degustatori che giungono a frotte da ogni dove; utile per quanti intendono avere contezza delle tendenze in atto; intrigante per coloro che cercano di sapere cosa fanno i concorrenti. E, perché no, anche ludico per cogliere l’opportunità di gustare buon cibo, ottimi vini e visitare luoghi d’arte e paesaggi fascinosi non sempre a portata di mano.

Un insieme di tutto rivelatosi propedeutico all’allora giovane cronista che tant’anni fa, su invito di Angelo Betti, metteva piede in Viale del Lavoro e non si tirava più indietro. Era domenica 13 aprile del 1980, si inaugurava la 14° edizione di VinItaly, la prima tenutasi in primavera e sarebbe durata otto giorni, con due padiglioni e 1053 espositori domestici, compreso un pugno di intrepidi rappresentanti di Francia, Germania e Spagna.

Rare le notizie sui quotidiani nazionali di allora. Ben altre le evidenze di oggi e l’edizione n° 55 che si appresta ad aprire i tornelli d’ingresso, domani 2 fino al 5 aprile, con numeri da record assoluti. Per di più affidata a un vertice del tutto rinnovato ai livelli più alti di presidenza, Federico Bricolo, e amministratore delegato qual è l’ex presidente Maurizio Danese  (foto sopra). Persone e fatti che alla luce dei recenti saloni di Prowein Dusseldorf e VinExpo Paris alimentano credito nel voler sapere cosa riserva questo nuovo appuntamento che si celebra in un contesto socio-politico-economico mondiale ancora complicato e di difficile interpretazione. Ebbene, ‘TerraNostra’ lo ha chiesto ad alcuni interpreti del mercato.

Tasca d’Almerita – “Cosa penso di VinItaly?” Si chiede retorico Alberto Tasca d’Almerita (nella foto a sx con il fratello Giuseppe), numero uno dell’omonimo e storico marchio di vini siciliani. “Beh, che è una vera vetrina per il vino made in Italy nel mondo e questo mi suggerisce che è importante esserci. Certo, è dispendioso venirci, ma Verona è una città che attira visitatori come mosche al miele: arrivano da ogni parte del mondo e VinItaly è la fiera ideale per rinsaldare contatti professionali e tesserne dei nuovi”.

Umani Ronchi – Altrettanto sicuro di esserci è Michele Bernetti, marchigiano doc di Umani Ronchi. Reduce da Prowein, Bernetti è dell’avviso che “tre saloni internazionali dedicati al vino in Europa sono troppi. E anche con un mercato che tira, mi rendo sempre più conto di dover rinunciare ad almeno uno di questi tre importanti saloni. Convinti come siamo che VinItaly non si discute”.

Spagnoletti Zeuli – A pensarla così è anche Onofrio Spagnoletti Zeuli (foto accanto), titolare dell’omonima azienda agricola pugliese tutt’intorno a Castel del Monte, il quale pur d’accordo che a VinItaly bisogna esserci “altrimenti si rischia di restare fuori dal mercato”, non nasconde contrarietà per “l’assurda pratica adottata dal sistema ricettivo scaligero di triplicare i valori dei listini da un giorno all’altro, in corrispondenza della fiera. Una pratica non comune in una città cosmopolita e ricca di servizi come Milano. Suggerisco di fare una seria riflessione”.

Argiolas – Di rincari allo sbaraglio parla anche Valentina Argiolas, intrepida e battagliera vignaiola a Serdiana (Cagliari) nonché presidente del Comitato Grandi Cru d’Italia. Dice Argiolas: “E’ sotto gli occhi di tutti che partecipare alle fiere sta diventando proibitivo. Rincarano i canoni di partecipazione, mentre i servizi restano gli stessi e le poche migliorie arrivano con il contagocce. Per non dire dei prezzi degli alberghi che per l’occasione schizzano alle stelle. Questioni che, come Comitato, abbiamo più volte fatto presente al vertice di Veronafiere, ma senza particolari risultati. Il che dispiace non molto, ma moltissimo”.

Cotarella – Anche un fedelissimo a tutto tondo di VinItaly come Riccardo Cotarella, fine interprete di vini e presidente di Assoenologi si dice critico per questa sorta di “proliferazione” di eventi dedicati a Bacco, quand’anche “organizzati con approssimazione. Quel che vedo in giro è un eccesso di folclore fine a sé stesso. Iniziative di breve respiro senza gran ritorno per il settore. L’esatto contrario di quanto riesce a fare VinItaly”.

Ornellaia – Concetto che trova facile sponda anche nelle parole dell’enologo Axel Heinz (foto accanto), anima e corpo di tenute Ornellaia e Masseto del gruppo Frescobaldi, secondo il quale “le fiere ha senso farle se esprimono qualcosa di significativo e utile per l’espositore e per il visitatore. Compito che ben interpreta il VinItaly, in quanto voce univoca della complessità del vino italiano”, aggiunge Heinz che a fine giugno lascia dopo 17 anni Ornellaia e Masseto per fare ritorno a Bordeaux, dove risiede la sua famiglia. Quella stessa complessità che pure riconosce il veronese Dal Forno, che però non ha mai esposto a VinItaly.

Romano Dal Forno – Nei fatti un’azienda boutique che, pur presente a Opera Wine – evento organizzato dalla rivista Wine Spectator, anticipando di un giorno l’apertura della fiera -, coglie l’occasione per invitare distributori e importatori a eventi nella propria tenuta, in Val d’Illasi.  Il figlio di Romano, Marco, spiega questa assenza da VinItaly con il fatto che tutta la produzione viene da sempre assegnata a fine vendemmia ai tradizionali partner commerciali. In totale appena 50mila bottiglie quest’anno, cedute a un prezzo medio di 90 euro l’una.

Montepò – Stessa logica è quella adottata da Jacopo Biondi Santi con la sua tenuta Castello di Montepò tra i colli di Scansano, Grosseto. Con la differenza che il discendente del produttore antesignano del Brunello di Montalcino a Verona ci va come visitatore, salvo poi organizzare in un albergo cittadino tutta una serie di incontri con ospiti mirati, a cui fare degustare i vini frutto della ricerca scientifica applicata a vitigni unici ed esclusivi che hanno il privilegio esclusivo di portare il nome di famiglia BS.

Agricola Banfi – E di eventi in casa, o meglio a castello, parla infine Enrico Viglierchio (foto accanto), a.d. dell’Agricola Banfi di Montalcino e tenute a Trevi e Gavi, in Piemonte, presieduta da Cristina Mariani-May. La notizia ormai ben nota è che Banfi quest’anno ha deciso di rinunciare ad avere un proprio stand a VinItaly. Una scelta che Viglierchio conferma essere valida anche in futuro e che “è frutto di una lunga e ponderata riflessione sulla politica di marketing e comunicazione che avevamo già preso in considerazione, e che la pandemia sanitaria ha finito per accelerare.

“Sono stati due anni di cambiamenti importanti – aggiunge il top manager dell’azienda ilcinese, di proprietà italo-americana – che ci hanno spinto ad adottare rapporti mirati con gente e partner con cui abbiamo interessi comuni, permettendo loro di conoscere i nostri prodotti direttamente nei territori di produzione. Un rapporto efficace che ci gratifica sotto tanti punti di vista. Da qui la decisione di escludere la partecipazione alle fiere”. VinItaly compreso.

Le inchieste di “TerraNostra”: VinItaly 2023

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