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Emilia Romagna – come e perché l’impresa ce l’ha fatta – Il caso dei “salumi da Favola”

 

 

Le inchieste di “TerraNostra”: A due anni dal terremoto/2

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Se ne producono “solo” 1.500 pezzi da 10-12 chili al giorno. Ne servirebbero molto di più per soddisfare la domanda, ma per ora bisogna accontentarsi. Chi vuole la mortadella “Favola” prodotta con carni selezionate di bestie nate e allevate in Italia, lavorate esclusivamente a mano con spezie e miele (l’aggiunta di pistacchio è a richiesta) e insaccata in cotenna di maiale (l’unica ad avere il brevetto per farlo), deve mettersi in coda.

Palmieri Massimo Moradella Favola
Di più se ne potranno fare quando l’intero stabilimento della ditta Palmieri di San Prospero di Modena andrà a regime. Una questione di mesi, visto che <i lavori di ripristino iniziati un anno fa hanno richiesto finora un investimento di una dozzina di milioni di euro e hanno permesso di fare molto di quanto programmato, compreso la riassunzione di una sessantina di addetti e un discreto aumento del fatturato>, dice a “TerraNostra” il presidente del salumificio, Massimo Palmieri (nella foto). Se questo è stato possibile realizzare <lo dobbiamo non solo a noi stessi che non ci siamo persi d’animo, ma anche alla solidarietà dei tanti che ci sono stati vicini. Penso alle autorità regionali, dal presidente Vasco Errani all’assessore alle Attività produttive Giancarlo Muzzarelli che non hanno perso temo nel fare ordinanze ad hoc per fare ripartire le imprese. E anche alle banche>.

Le banche? <Sì, le banche. Tenga conto che di quei 12 milioni di euro che abbiamo speso finora, tre sono arrivati dalle assicurazioni e nove sono disposizioni del fondo pro-aziende terremotate non ancora disponibili ma che le banche hanno anticipato: sono loro che hanno assistito e fatto da ponte con le istituzioni. Senza di loro non avremmo potuto fare molta strada>.

Mortadelle da Favola Palmieri
Ecco allora le linee di produzione tornate a sfornare mortadelle, cotechini, zamponi “Favola”; ecco la rifinitura dei pezzi fatti a mano, i nove forni rimessi in moto da alcune settimane: ogni cottura sono 400 pezzi per volta. Un impianto dotato di tecnologie d’avanguardia, molte delle quali sotto brevetto della stessa azienda. Il che è una medaglia che inorgoglisce i titolari, anche se i fratelli Massimo, Manlio, Marcello e Michele Palmieri evitano di darlo a intendere. Ma si capisce che la soddisfazione è alle stelle nel vedere funzionare ciò che era distrutto dopo il terremoto del 20 e 29 maggio 2012. Due date che il presidente Palmieri sicuramente non dimenticherà mai: per la tragicità dell’accaduto e per l’infausta coincidenza del suo compleanno, che cade proprio il terzultimo giorno di maggio.

<Quel 29 maggio – racconta con un groppo alla gola Palmieri – stavamo facendo un inventario dei danni subiti dalla prima scossa del 20. Avevo appena terminato di parlare con i miei fratelli e dato indicazioni sulle cose da fare ai capi reparto, quando mi ritrovai sbattuto per terra>. Come tutti gli altri.

Erano le 9.01, il sisma di magnitudo 5,8 gradi durò 18 interminabili secondi: un attimo lungo un’eternità e l’intero capannone centrale da 6mila metri quadrati che si afflosciava pesantemente su sé stesso: prima un tonfo impressionante, poi il silenzio assoluto, mentre nuvole di polvere e terra si alzavano nel cielo sopra i Comuni della “bassa”. Uno poteva stare a Mirandola come a Finale Emilia e la scena che avrebbe visto sarebbe stata la stessa che andava in onda a San Prospero o a Medolla.

Fra un mese sono due anni da quell’apocalisse. Nelle terre di mezzo tra il Panaro e il Secchia la vita sembra essere tornata quella dei tempi migliori. Ovunque si avverte un maggiore dinamismo, più serenità e predisposizione d’animo alla ripresa.

Sulla strada tra Bomporto e Mirandola incrocio il ristorante “La Cantina”: nei giorni della tragedia fu trasformato in una sorta di centro di raccolta della Protezione civile; oggi si fa fatica a trovare un tavolo libero. È comprensibile. Sono giorni di festa, il bel tempo e il lungo ponte di fine aprile invita a uscire di casa, sicché tra gli avventori ci sono allegre comitive e famiglie con bambini al seguito.

All’hotel Corte Vecchia, l’albergatrice che mi riceve conferma che il turn-over tra arrivi e partenze si va sempre più intensificando. <Anche nelle settimane post terremoto le camere erano tutte occupate – rammenta la gentile signora -, ma allora giravano in prevalenza giornalisti, cameramen Tv, funzionari pubblici giunti lì per motivi straordinari. Ora, invece, è gente che viene per motivi di lavoro: sono rappresentanti, imprenditori, professionisti e anche turisti>. Chiara indicazione dei flussi di attività per una zona strutturalmente predisposta agli affari.

Una lettura positiva sul miglioramento in atto nella bocca del terremoto arriva dallo stesso salumificio Palmieri, il cui giro d’affari è tracollato da 24 milioni di euro nel 2011 a 18 l’anno dopo,  per risalire lievemente a 19 milioni nel 2013. Una caduta da cardiopalma a lieto fine, dato che, con l’entrata in funzione del nuovo stabilimento, le proiezioni per fine anno danno una crescita degli ordini a volume del 18 per cento.

Dati incoraggianti che inducono Massimo Palmieri a rammentare, con una buona dose di emozione, un felice aneddoto dei giorni del disastro. Quando, cioè, diversi concorrenti, <saputo del crollo del nostro stabilimento, ci invitarono a utilizzare le loro strutture per la nostra produzione. Cosa che abbiamo fatto scegliendone sei nel raggio di una cinquantina di chilometri. Certo, il servizio lo abbiamo giustamente rimborsato, ma nulla toglie alla nobiltà del gesto>.

(http://www.mortadellafavola.it)

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2) Continua: la precedente puntata è stata pubblicata il 27 aprile 2014

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