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Il saliscendi del marchio Sangemini, da leader a follower salvato dal gruppo Norda

La notizia non ha avuto una grande eco sui media nazionali. Eppure, il fatto in sé lo avrebbe meritato. Se non altro perché il recente approdo del marchio Sangemini nel gruppo Norda-Gaudianello guidato dall’imprenditore Carlo Pessina (foto), ancorché salvare dal fallimento la storica industria di acqua minerale umbra, ha ridato salario e fiducia a un centinaio di dipendenti, tutti rioccupati nella nuova società che in questi giorni ha ripreso piena attività sotto la nuova denominazione Sangemini Acque Spa.

NORDA_Carlo Pessina
Ora, sapendo in quale tremenda condizione si trova la congiuntura economica domestica, non ci vuole molto per capire l’importanza di questa operazione ascrivibile a un imprenditore che, alla guida di un gruppo da 9 milioni di bottiglie di acqua prodotte ogni giorno, dev’essere stato molto accorto nel fare i propri interessi.

Non di meno, l’investimento è servito anche a ridare ottimismo a una comunità territoriale che, certo, rappresenta una parte infinitesimale dell’intera Penisola, dove sono ancora molti a restare senza lavoro. Soprattutto tra i giovani che, non avendo un’occupazione e uno stipendio, non fanno nemmeno parte dei dieci milioni di italiani che riceveranno il bonus di 80 euro promessi dal Governo Renzi.

È anche per questo che trovo difficile non condividere il messaggio augurale che Pessina ha rivolto alle sue nuove maestranze, augurando loro di <perseguire nella maniera più efficiente lo scopo sociale e le previsioni del piano industriale, così da poter sviluppare nuovi progetti tesi a incrementare lo sviluppo industriale> (dell’impresa, ndr) <e creare, nel tempo, ulteriori opportunità di lavoro>.

Insomma, un messaggio che inietta fiducia. La stessa che viene spontaneo estendere a Sangemini, la cui storia iniziata nella seconda metà del secolo XIX° è costellata da una infinità di operazioni che hanno visto il marchio confrontarsi con agguerriti concorrenti e con esiti non sempre dello stesso segno.

 

Qui di seguito riproduco alcuni passaggi del capitolo dedicato al marchio Sangemini tratto dal libro “Liscia, gassata o … Ferrarelle” (Skira Editore, 2014) di cui chi scrive è curatore e coautore.

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(2014) Liscia, gassata o ... Ferrarelle (Ed.italiana)
La dura legge del mercato: da Sangemini a Danone

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     Si dice che l’appetito vien mangiando… E Ferrarelle risponde in pieno a questi requisiti. Ad esserne convinto è l’avvocato Carlo Violati senior, alla guida di Sangemini.

      La società di proprietà della contessa Patrizia Matteotti Pressi, titolare  della “concessione e privativa dell’acqua acidula”, aveva qualche anno di esperienza in più rispetto a Ferrarelle. Tuttavia il suo nome era ben più ramificato nel Belpaese, grazie a una oculata gestione del Violati che si era circondato di valenti distributori e grossisti. Prima tra tutti la Ditta Bozzi & Crippa di Milano (divenuta Crippa & Berger nel ’36, fino alla cessione definitiva nel ’95, con la tragica uscita di scena di Raul Gardini del gruppo Ferruzzi che qualche tempo prima ne aveva assunto il controllo), famosa per avere l’esclusiva del maggior numero di prodotti alimentari di marca d’Italia.

   Affidare a Bozzi & Crippa la distribuzione di un prodotto nuovo equivaleva a un sicuro successo di mercato. Se poi il prodotto in questione possedeva requisiti valoriali convincenti, ecco che l’obiettivo per un player di prestigio era quello di mettere le mani su quel prodotto. L’acqua minerale Ferrarelle rispondeva in pieno al progetto di crescita di Sangemini, ….

     Chi fa impresa sa che non sempre e non tutti i progetti sono a lieto fine. Anche questo di Sangemini ha il suo lato meno nobile. I presagi che qualcosa di tragico stesse per arrivare a cambiare ancora una volta il corso della storia, diventano ogni giorno più concreti. Sì che, nel mentre la rissosità politica in Europa saliva di tono e che a parlare fossero le bombe, l’Italia degli ultimi anni Trenta accusa una caduta nei consumi tipica dei periodi che precedono le catastrofi. Soprattutto quelle causate da ingordigia e stupidità umana.

     La Seconda guerra mondiale deflagra con tutte le conseguenze che sappiamo. In casa Ferrarelle succede tutto quello che accade altrove: la produzione di acqua crolla vistosamente, fino a cessare del tutto negli anni del conflitto, con le sorgenti distrutte dai bombardamenti e lo stabilimento dato alle fiamme dalle truppe tedesche in ritirata.

     Bisognerà aspettare il 1945 per vedere ripartire l’attività a Riardo, con proprietà e maestranze che si fanno in quattro per riannodare i fili dell’attività ….. Mentre su, al nord, il distributore Crippa & Berger ricomincia a riallacciare i nodi con la vecchia clientela. Una combinazione di fattori che permettono a Ferrarelle di chiudere il 1948 totalizzando vendite per 464mila litri. Chiara dimostrazione che niente era andato perduto e, anzi, che il marchio poteva tornare come e più forte di prima.

     Grazie a questa considerazione, la proprietà conferma il proprio impegno nell’asset a disposizione e caldeggia la ricostruzione totale del sito industriale di Riardo, spingendo la capacità d’imbottigliamento a 36mila litri l’ora nel 1968…….. Tanto basta a stimolare, ancora una volta, l’attenzione di player esterni che intendono inserirsi nel ricco business della minerale made in Italy. A restare intrigati questa volta è nientemeno che la finanziaria Ifil della famiglia Agnelli, con la partnership industriale della multinazionale alimentare francese Bsn Danone di Antoine Riboud.

     È il 1987. La Cassazione assolve in via definitiva per insufficienza di prove tutti gli imputati del processo per la strage di Piazza Fontana del 1969; il capo del governo Bettino Craxi viene travolto dalla scandalo di mani pulite; il Na
poli calcio conquista il suo primo scudetto; nel porto di Bari attracca la nave “carretta” Vlora con 20mila profughi albanesi aggrappati come ragni, mentre gli italiani votano no al nucleare. Intanto i padroni dell’auto si ritrovano capofila di una cordata che punta ad acquisire la holding Sangemini. L’iniziativa riesce in pieno e ben presto si capirà chi sia il vero destinatario del gruppo leader dell’acqua minerale made in Italy, ………….

     Il cerchio si chiude nel 1991, con i francesi che prima liquidano il socio Ifil e, poi, fanno confluire tutte le attività idrotermali, con i relativi marchi, nella pancia di una società costituita ad hoc: la Italaquae spa. L’affondo di Danone è solo un assaggio di una lunga serie di operazioni che, in quegli anni, vedrà marchi storici della tavola italiana finire completamente, o in parte, nei forzieri di multinazionali e gruppi finanziari esteri……