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Omaggio al vignaiolo della “terra latina”, Antonio Mastroberardino

Qualche giorno fa è mancato Antonio Mastroberardino, vignaiolo ed enologo Irpino di Atripalda, l’antica Abellinum. Piango una persona che ho ammirato per serietà e capacità; un cultore della vite e del vino di eccellenza. Rispettoso della tradizione e aperto all’innovazione: cosa ben evidente, visitando la sua cantina scavata nel tufo più volte distrutta (seconda guerra mondiale, terremoto dell’Irpinia) e sempre ricostruita più moderna e salvaguardando antiche vestigia di civiltà remote. “Dna” che lo ha portato a riscoprire l’antichissima, e data per perduta, vigna di Pompei.

C’è un tempo per vivere e un tempo per morire (“Ecclesiaste 3”). Antonio Mastroberardino ha vissuto il suo tempo regalando al mondo vini strepitosi come il Fiano e il Greco, e superbi come il Taurasi. Ora la sua anima volteggia, armoniosa, tra i Campi Flegrei. Proprio sopra la “terra latina”, che tanto amava. (ndb)