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La cantina di Petra apre le porte alla cultura – Domenica ospita Petrini e Toscani

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La cantina di Petra, nel Livornese, apre le porte all’arte. Lo fa con una mostra fotografica di Oliviero Toscani che racconta la filosofia genuina del fondatore di Slow Food, del Salone del Gusto, di Terra Madre, dell’Università di Pollenzo …, ovvero quel Carlo Petrini di Bra, detto Carlìn, che più di altri ha fatto e continua a fare per affermare un concetto basilare della vita: dare la giusta dignità al lavoro della terra, ai suoi prodotti e a quanti vi partecipano coltivando e consumando cibo che dev’essere buono, sano, giusto.

L’appuntamento è per domenica 24 novembre con la presentazione del nuovo libro di Petrini, Cibo e Libertà (Giunti Editore, 192 pagine, 12,00 euro) e, quindi, con  l’inaugurazione del “percorso fotografico” che Toscani ha dedicato ai volti e ai cibi provenienti dai luoghi più lontani del mondo: un affresco composto dai prodotti dei Presìdi Slow Food e dai volti del progetto Razza Umana dello stesso Toscani. Dunqur, un viaggio fatto di immagini e di scritti che danno forma agli ideali universali di Carlìn. A fare gli onori di casa ci sarà Vittorio Moretti, il presidente del gruppo Terra Moretti, a cui la stessa cantina fa capo.

Costruita nel 2003 su disegno dell’archistar Mario Botta, la cantina di Petra (la sua forma, agli occhi inesperti di chi scrive, richiama un antico presidio atzeco), è insieme alla Tenuta La Badiola di Castiglion della Pescaia, punta di diamante nella produzione di vini rossi firmati da Terra Moretti. Essendo le altre due proprietà, Bellavista e Contadi Castaldi, espressione di quanto di meglio si produca in quel di Franciacorta.

L’enologa di casa, Francesca Moretti, dice: “Sapevamo di essere nuovi in un territorio nuovo, ed eravamo anche molto consapevoli che la strada non sarebbe stata certo facile. Eppure proprio questa sfida è stata, e lo è ancora, la più forte motivazione al nostro lavoro, quella che ci fa sorprendere, allora come oggi, per la varietà dell’ecosistema e per la sua capacità di rispondere in modo sempre nuovo alle sollecitazioni che, in vigna e cantina, stiamo imparando a mettere in atto, con l’unico obiettivo di intercettare il famoso “genius loci”. Così, ci ritroviamo perfettamente nel pensiero di Carlìn, nel suo insistere sulla biodiversità come ricchezza culturale, economica ed evolutiva>.