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Vendemmia al cardiopalma: abbondante, di qualità e tempi di raccolta lunghi

     Incrociamo al telefono il vignaiolo Giacomo Rallo di Donnafugata mentre si reca a Punta Raisi per volare in Sardegna, dove oggi e domani è in programma un incontro tra associati di Federvini. Un buon motivo per fare il punto sull’andamento della vendemmia 2013, di cui il fatto più noto a tutt’oggi è che procede a rilento rispetto alle cadenze temporali viste negli ultimi due-tre anni. Il che lascia intendere un ritorno ai valori temporali del passato.

     Da sempre tra i primi in Italia a dare il via con la “vendemmia notturna” a inizio agosto, quest’anno a Donnafugata, nelle terre del Gattopardo, la raccolta delle uve precoci – Chardonnay, Vionnier, Sauvignon blanc – è cominciata con una settimana di ritardo. Ma una volta avviata è proseguita senza intoppi, nonostante qualche temporale in corso d’opera. <Ormai siamo alle battute finali – assicura Rallo -: su 14 varietà di uve che produciamo, ne mancano ancora un paio da portare in cantina. Cosa che faremo entro questa settimana. Il risultato è un più 15% in quantità e, sotto il profilo qualitativo, garantisco a occhi chiusi bianchi eleganti e rossi dal grande corredo aromatico>.

     Una buona annata, dunque. È quello che sentiamo ripetere anche da Salvo La Lumia che, con il padre Nicolò – provvede alla gestione dell’omonima tenuta di famiglia, a Licata. Qui, a pochi chilometri dal mare del “Commissario Montalbano sono”, la vendemmia è già alle spalle <con risultati soddisfacenti, a cominciare dalla quantità più abbondante del 35% rispetto al 2012 e uve mature, ricche di polifenoli, acidità e zuccheri fino a 22° babo>. Un valore, questo dello zucchero, davvero alto, tanto che il giovane La Lumia, che presiede anche il Movimento del turismo del vino regionale, segue d’appresso la fermentazione  in modo da assicurarsi che la trasformazione in alcol sia completa, evitando un che di “abboccato”. Che non è un difetto da sette in condotta, ma per un Nero d’Avola che deve conquistare il palato sensibile dei buongustai non s’addice.

    

Tasca d'Almerita Alberto e Giuseppe
Ci vuole invece ancora tempo in casa Tasca d’Almerita, i cui vigneti sono disposti prevalentemente in territori collinari (Regaleali e Sallier de la Tour) se non addirittura montani, com’è per il progetto Tascante sull’Etna. Il fattore altura, dunque; ma anche le abbondanti piogge cadute sul finire di agosto che <messe insieme – fa notare Giuseppe Tasca, responsabile della produzione (con barba nella foto, insieme al fratello Alberto)– ci hanno indotti a interventi mirati, tipo la defogliazione, finalizzati a prevenire principi di muffe>. Avvisaglie che si ripetono anche in altri territori della Penisola, interessata com’è stata da un meteo lungamente capriccioso, seppure compensato da un settembre sereno e ventilato.

    

Masi - Sandro Boscaini con figli Alessandra e Raffaele
Detta così la situazione, sembra che la vendemmia 2013 stia andando nel miglior modo possibile. In parte lo è. Ma per parlare, ora, di annata del secolo è prematuro. Per Raffaele Boscaini (nella foto con il padre Sandro e la sorella Alessandra) di Masi Agricola, numero uno nella produzione di Amarone, <questa è un'annata molto particolare, caratterizzata da piogge eccessive in primavera che hanno dato adito ad attacchi di peronospera e insetti alla pianta. Alla fine verrà premiato chi ha saputo gestire in modo ottimale la vigna, interpretando al meglio i valori  aromatici recuperati dall’acidità acquisita dalle forti escursioni tra giorno e notte>. Valori che i produttori conoscono molto bene, come sanno già che i primi due casi citati sono una eccezione, mentre il terzo è la prova provata che il vero copione del film dev’essere ancora scritto.

     Di questo ne è convinto Domenico Zonin, vicepresidente del gruppo vitivinicolo di Gambellara e presidente dell’Unione italiana vini che parla di <uve sane e aspettative incoraggianti, benché la situazione sia molto differenziata a livello locale e regione per regione, con la vendemmia in ritardo rispetto allo scorso anno di 15-20 giorni>. Più o meno quanto accade a Montalcino, patria del Brunello, dove l’amministratore delegato di Banfi, Enrico Viglierchio, ci informa che la raccolta dei bianchi Pinot grigio e Sauvignon ha dato ottimi risultati qualitativi e quantità in aumento del 15%. Per il Sangiovese bisognerà attendere ancora una settimana abbondante per cominciare, sebbene tutti gli indici polifenolici, ph e zuccheri sono ben equilibrati tra loro. A questo punto è evidente che la discriminante per fare grande qualità sta tutta nel meteo delle prossime settimane. Una discriminante imponderabile e incontrollabile che spinge i vignaioli a incrociare le dita di tutti e quattro gli arti. Come fa Umberto Cesàri, vignaiolo di Castel San Pietro, nel Bolognese, produttore di un Tauleto da grandi piatti di carni e formaggi stagionati, secondo il quale <la primavera più umida del solito ha riportato lo sviluppo vegetativo delle viti ai tempi canonici degli anni andati>.

     Un ritorno al passato, dunque, che trova ulteriore conferma nelle parole di Marco Caprai dell’omonima azienda di famiglia, principale artefice del successo del Sagrantino di Montefalco, quando dice che <siamo in presenza di un’annata molto diversa dalla precedente, con uve a più alta acidità e un minor grado alcolico, il che darà al vino finez
za e maggiore capacità di invecchiamento. Ad ogni buon conto, abbiamo vendemmiato appena il 20% delle uve disponibili, vale a dire Grechetto, Merlot e Pinot nero. Per il resto bisogna aspettare>. E aspettare è il verbo che usa il produttore di spumante classico Vivaldi Josef Reiterer della tenuta Arunda di Meltina: <Abbiamo bisogno ancora di una decina di giorni, poi potremo stare sicuri di fare uno dei migliori Vivaldi della storia vinicola della nostra azienda>. Più o meno quello che ci racconta Gianluca Bisol dell’omonima azienda principe del Prosecco Docg di Valdobbiadene, che questa settimana darà il via alla raccolta di Cartizze ma reduce da <una vendemmia strepitosa a Venissa sull’isola di Mazzorbo, dove nel 2001 ha riportato alla luce un vitigno raro, il Dorona, scomparso nell’800 e tornato in produzione, appunto a Venissa. Una scoperta che gli è valso il premio della fondazione Masi “Civiltà del vino” (insieme a Michel Thoulouze e Flavio Franceschet, in programma sabato 5 ottobre a Villa Serego Alighieri di Gargagnago, Verona.

     C’è un grande sentimento che è fatto di speranza, attesa e buoni propositi dietro una dichiarazione di questo tipo. Motivo per cui i produttori dicono poco, stringono i denti e fanno i dovuti scongiuri. Augurandosi giorni di sole e notti asciutte. Per questo il piemontese Aldo Vajra si trincera in un <preferisco aspettare e non vendere la pelle dell’orso anzitempo. A fine ottobre le saprò dare una risposta più esauriente>.     Non che il vignaiolo di Langa e campione di Freisa e Barolo non voglia scoprirsi, visto che Moscato e Pinot nero che fermentano in cantina <sono di assoluta levatura qualitativa>. Il problema è che le uve Barbera, Nebbiolo e in parte Dolcetto sono ancora tutte in vigna. E allora? <Allora dobbiamo vigilare. Certo, il meteo asciutto di quest’ultimo periodo ci ha favoriti, ma la rugiada notturna e i rischi da marciume sono sempre in agguato>.

     Già, <ci vuole un attimo, un giorno no per cambiare tutto>, dice Graziella Pezzi della Fattoria Paradiso di Bertinoro, in Romagna. Dove <la maturazione delle uve precoci Chardonnay e Sauvignon – spiega Pezzi – ci regala finalmente gradazioni non eccessive, buone acidità e ph ottimale. I mosti sono più equilibrati rispetto alle ultime annate e ciò ci fa prevedere vini molto profumati e di buona struttura. In netto ritardo le uve Merlot, Cagnina e Cabernet, con accumuli di zuccheri ma sane e ben invaiate. L’Albana gentile di Bertinoro presenta un colore oro-rosso antico, con buona gradazione e assoluto equilibrio nel comparto acido. Il Barbarossa all’altezza delle migliori annate prodotte, mentre il Sangiovese, ancora piuttosto lontano dalla maturazione, ci darà vini old style, come del resto il mercato richiede, con fragranza e aromi fruttati>.

     Dunque, grandi attese, ma anche notevole apprensione. Un combinato di sentimenti che si ripete ogni vendemmia. Solo che l’ultima è sempre la più incerta. L’unica cosa che sembra meno incerta è la previsione sul totale vino prodotto, che secondo quanto riferisce Agrinsieme, il network presieduto da Giuseppe Politi e promosso dalle associazioni agricole Cia, Confagricoltura e Cooperative, dovrebbe essere più abbondante del 7% sull’anno prima, a 45 milioni di ettolitri.