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Pac da 52 miliardi di euro per l’Italia – Agrinsieme: basta aiuti a pioggia

Sono oltre 52 i miliardi di euro di contributi Pac destinati tra il 2014 e il 2020 a sostegno dell’agricoltura italiana. Qualcosa come 7,5 miliardi per sette anni che, a loro volta, dovrebbero generare valore aggiunto per 1.750 miliardi tra fase produttiva primaria e attività collegate a monte e a valle.

Bastano questi pochi dati per intuire quanto importante sia per l’Italia (e non solo) la nuova Politica agricola comune che la Ue ha varato a fine giugno, dopo anni di discussioni e bracci di ferro tra i 27 (da luglio 28, con l’ingresso della Croazia) e dopo 51 anni dal varo iniziale dell’istituto. Tanto importante da assorbire circa il 40% del bilancio comunitario, finalizzato a coinvolgere a livello Ue 12 milioni di imprese agricole e oltre 40 milioni di addetti tra diretti e indotto.

Agrinsiemeluglio58Agriinsieme
Una posta di assoluta importanza per l’Italia che <non deve essere sprecata, ma anzi deve servire per un vero rilancio della filiera agroalimentare made in Italy e renderla competitiva a livello internazionale>, hanno detto in coro Giuseppe Politi di Cia, Mario Guidi di Confagricoltura e Maurizio Gardini di Alleanza delle Cooperative agroalimentari al ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo e agli assessori regionali all’agricoltura.

L’occasione è stata propiziata dal convegno indetto ieri a Roma da Agrinsieme, il nuovo network condiviso dalle tre confederazioni, servito per illustrare proposte di spesa, progetti e iniziative considerate strategiche per il rilancio non solo dell’agricoltura ma di tutta l’economia del Paese. In che modo? Innanzi tutto creando nuova occupazione, garantendo cibo sicuro e di qualità, innovando e investendo su giovani e donne, sostenendo le imprese, evitando di distribuire risorse a pioggia come si è fatto in passato e, soprattutto, dire basta alle inefficienze: <una piaga – le ha definite il relatore delle proposte, Mario Guidi – che costano il doppio dei contributi erogati dalla Pac>.

Le proposte di Agrinsieme, che in questo modo si candida quale soggetto privilegiato tra mondo agricolo, agroalimentare e istituzioni centrali e regionali, hanno trovato immediato ascolto nel Governo, con il ministro De Girolamo che, senza tante perifrasi, è andata al nocciolo della questione.

<La nuova Pac – ha detto – forse non è il meglio che potevamo aspettarci, ma certo è molto meglio di quanto ci era stato proposto in sede di trattative. Ora abbiamo 52 miliardi a disposizione che ci permetteranno di fare molte cose in materia di sviluppo rurale (Psr), innovazione, competitività, tutela del made in Italy nel mondo. Solo che per fare al meglio tutto questo è necessario il contributo e l’impegno di tutti agricoltori, trasformatori, distributori>. Questi tre soggetti saranno interlocutori privilegiati nel "tavolo tecnico permanente" che il ministero si accinge a convocare a breve. < La Pac – ha concluso il ministro – è un'occasione che non possiamo perdere per il futuro non solo del comparto, ma di tutto il Paese>.

Agrinsieme
Il decalogo di Agrinsieme

1) promuovere un partenariato tra organizzazioni di rappresentanza e pubblica amministrazione;

2) porre come linee prioritarie di azione dello sviluppo rurale l’innovazione, l’organizzazione delle filiere e gli investimenti produttivi;

3) promuovere sul territorio come Agrinsieme progetti regionali e interregionali per lo sviluppo dell’agroalimentare in una logica di network tra imprese;

4) prevedere sottoprogrammi per i giovani nell’ambito dello sviluppo rurale, in aggiunta ai pagamenti diretti specifici;

5) promuovere sottoprogrammi per le donne con linee guida omogenee per tutta la nazione;

6) superare la logica “monofondo”, creando una coesione tra tutti i fondi comunitari ed attivando le opzioni strategiche per il Mezzogiorno e per le aree interne;

7) far coesistere programmi nazionali e regionali di sviluppo rurale finanziando a livello nazionale le misure per la gestione del rischio e la stabilizzazione dei redditi;

8) semplificare la burocrazia mirando a modelli omogenei dei bandi con criteri uniformi per tutto il territorio nazionale;

9) attivare tutte le scelte della PAC per selezionare i beneficiari e rendere più efficiente la spesa pubblica;

10) partire dalla Pac per riformare la legislazione nazionale in ambito di aggregazione dell’offerta e regolazione dei mercati.

 

La Politica Agricola Comune in cifre

 

*
Sono oltre 52 i miliardi di
euro di contributi Pac destinati tra il 2014 e il 2020 a sostegno dell’agricoltura
italiana. Qualcosa come 7,5 miliardi per sette anni che, a loro volta,
dovrebbero generare valore aggiunto per 1.750 miliardi tra fase produttiva
primaria e attività collegate a monte e a valle.

Bastano questi pochi dati per
intuire quanto importante sia per l’Italia (e non solo) la nuova Politica
agricola comune che la Ue
ha varato a fine giugno, dopo anni di discussioni e bracci di ferro tra i 27
(da luglio 28, con l’ingresso della Croazia) e dopo 51 anni dal varo iniziale
dell’istituto. Tanto importante da assorbire circa il 40% del bilancio
comunitario, finalizzato a coinvolgere a livello Ue 12 milioni di imprese
agricole e oltre 40 milioni di addetti tra diretti e indotto.


Agrinsiemeluglio58Agriinsieme
Una posta di assoluta
importanza per l’Italia che <non deve essere sprecata, ma anzi deve servire
per un vero rilancio della filiera agroalimentare made in Italy e renderla
competitiva a livello internazionale>, hanno detto in coro Giuseppe Politi
di Cia, Mario Guidi di Confagricoltura e Maurizio Gardini di Alleanza delle
Cooperative agroalimentari al ministro delle Politiche agricole Nunzia De
Girolamo e agli assessori regionali all’agricoltura.

L’occasione è stata propiziata
dal convegno indetto ieri a Roma da Agrinsieme, il nuovo network condiviso dalle
tre confederazioni, servito per illustrare proposte di spesa, progetti e
iniziative considerate strategiche per il rilancio non solo dell’agricoltura ma
di tutta l’economia del Paese. In che modo? Innanzi tutto creando nuova
occupazione, garantendo cibo sicuro e di qualità, innovando e investendo su
giovani e donne, sostenendo le imprese, evitando di distribuire risorse a
pioggia come si è fatto in passato e, soprattutto, dire basta alle inefficienze:
<una piaga – le ha definite il relatore delle proposte, Mario Guidi – che costano
il doppio dei contributi erogati dalla Pac>.

Le proposte di Agrinsieme,
che in questo modo si candida quale soggetto privilegiato tra mondo agricolo,
agroalimentare e istituzioni centrali e regionali, hanno trovato immediato ascolto
nel Governo, con il ministro De Girolamo che, senza tante perifrasi, è andata
al nocciolo della questione.

<La nuova Pac – ha detto –
forse non è il meglio che potevamo aspettarci, ma certo è molto meglio di
quanto ci era stato proposto in sede di trattative. Ora abbiamo 52 miliardi a
disposizione che ci permetteranno di fare molte cose in materia di sviluppo
rurale (Psr), innovazione, competitività, tutela del made in Italy nel mondo.
Solo che per fare al meglio tutto questo è necessario il contributo e l’impegno
di tutti agricoltori, trasformatori, distributori>. Questi tre soggetti
saranno interlocutori privilegiati nel "tavolo tecnico permanente" che il ministero si accinge a convocare a breve. <
 La Pac – ha concluso il ministro – è un'occasione che non possiamo perdere per il futuro non solo del comparto, ma di tutto il Paese>.


Agrinsieme
Il decalogo di Agrinsieme

1) promuovere un partenariato
tra organizzazioni di rappresentanza e pubblica amministrazione;

2) porre come linee
prioritarie di azione dello sviluppo rurale l’innovazione, l’organizzazione
delle filiere e gli investimenti produttivi;

3) promuovere sul territorio
come Agrinsieme progetti regionali e interregionali per lo sviluppo
dell’agroalimentare in una logica di network tra imprese;

4) prevedere sottoprogrammi
per i giovani nell’ambito dello sviluppo rurale, in aggiunta ai pagamenti
diretti specifici;

5) promuovere sottoprogrammi
per le donne con linee guida omogenee per tutta la nazione;

6) superare la logica
“monofondo”, creando una coesione tra tutti i fondi comunitari ed attivando le
opzioni strategiche per il Mezzogiorno e per le aree interne;

7) far coesistere programmi
nazionali e regionali di sviluppo rurale finanziando a livello nazionale le
misure per la gestione del rischio e la stabilizzazione dei redditi;

8) semplificare la burocrazia
mirando a modelli omogenei dei bandi con criteri uniformi per tutto il
territorio nazionale;

9) attivare tutte le scelte
della PAC per selezionare i beneficiari e rendere più efficiente la spesa
pubblica;

10) partire dalla Pac per
riformare la legislazione nazionale in ambito di aggregazione dell’offerta e
regolazione dei mercati.

 

La Politica Agricola
Comune in cifre

 

*
     
35-40%: la quota del bilancio comunitario
complessivo destinata alla PAC

*
     
500 milioni: i cittadini europei ai quali
l’agricoltura fornisce cibo ogni giorno

*
     
50%: la quota del territorio europeo e
nazionale destinata a coltivazioni agricole (oltre il 70 per cento se si considerano anche le foreste)

*
     
12 milioni: gli agricoltori e le aziende
agricole nell’UE, che garantiscono occupazione a 30 milioni di persone e ad
ulteriori 10 milioni di addetti nel settore agroalimentare

*
     
500 milioni di euro: le risorse che potranno
essere destinati agli under40 in Italia nei prossimi sette anni, che potranno
essere distribuiti su oltre 1,5 milioni di ettari ogni anno.

*
     
6,5 miliardi di euro l’anno: le risorse, comprese quelle nazionali, che
potranno essere utilizzate per ammodernare le imprese.

 

 

\clip_image001.gif” width=”13″ />      35-40%: la quota del bilancio comunitario complessivo destinata alla PAC

*
Sono oltre 52 i miliardi di
euro di contributi Pac destinati tra il 2014 e il 2020 a sostegno dell’agricoltura
italiana. Qualcosa come 7,5 miliardi per sette anni che, a loro volta,
dovrebbero generare valore aggiunto per 1.750 miliardi tra fase produttiva
primaria e attività collegate a monte e a valle.

Bastano questi pochi dati per
intuire quanto importante sia per l’Italia (e non solo) la nuova Politica
agricola comune che la Ue
ha varato a fine giugno, dopo anni di discussioni e bracci di ferro tra i 27
(da luglio 28, con l’ingresso della Croazia) e dopo 51 anni dal varo iniziale
dell’istituto. Tanto importante da assorbire circa il 40% del bilancio
comunitario, finalizzato a coinvolgere a livello Ue 12 milioni di imprese
agricole e oltre 40 milioni di addetti tra diretti e indotto.


Agrinsiemeluglio58Agriinsieme
Una posta di assoluta
importanza per l’Italia che <non deve essere sprecata, ma anzi deve servire
per un vero rilancio della filiera agroalimentare made in Italy e renderla
competitiva a livello internazionale>, hanno detto in coro Giuseppe Politi
di Cia, Mario Guidi di Confagricoltura e Maurizio Gardini di Alleanza delle
Cooperative agroalimentari al ministro delle Politiche agricole Nunzia De
Girolamo e agli assessori regionali all’agricoltura.

L’occasione è stata propiziata
dal convegno indetto ieri a Roma da Agrinsieme, il nuovo network condiviso dalle
tre confederazioni, servito per illustrare proposte di spesa, progetti e
iniziative considerate strategiche per il rilancio non solo dell’agricoltura ma
di tutta l’economia del Paese. In che modo? Innanzi tutto creando nuova
occupazione, garantendo cibo sicuro e di qualità, innovando e investendo su
giovani e donne, sostenendo le imprese, evitando di distribuire risorse a
pioggia come si è fatto in passato e, soprattutto, dire basta alle inefficienze:
<una piaga – le ha definite il relatore delle proposte, Mario Guidi – che costano
il doppio dei contributi erogati dalla Pac>.

Le proposte di Agrinsieme,
che in questo modo si candida quale soggetto privilegiato tra mondo agricolo,
agroalimentare e istituzioni centrali e regionali, hanno trovato immediato ascolto
nel Governo, con il ministro De Girolamo che, senza tante perifrasi, è andata
al nocciolo della questione.

<La nuova Pac – ha detto –
forse non è il meglio che potevamo aspettarci, ma certo è molto meglio di
quanto ci era stato proposto in sede di trattative. Ora abbiamo 52 miliardi a
disposizione che ci permetteranno di fare molte cose in materia di sviluppo
rurale (Psr), innovazione, competitività, tutela del made in Italy nel mondo.
Solo che per fare al meglio tutto questo è necessario il contributo e l’impegno
di tutti agricoltori, trasformatori, distributori>. Questi tre soggetti
saranno interlocutori privilegiati nel "tavolo tecnico permanente" che il ministero si accinge a convocare a breve. <
 La Pac – ha concluso il ministro – è un'occasione che non possiamo perdere per il futuro non solo del comparto, ma di tutto il Paese>.


Agrinsieme
Il decalogo di Agrinsieme

1) promuovere un partenariato
tra organizzazioni di rappresentanza e pubblica amministrazione;

2) porre come linee
prioritarie di azione dello sviluppo rurale l’innovazione, l’organizzazione
delle filiere e gli investimenti produttivi;

3) promuovere sul territorio
come Agrinsieme progetti regionali e interregionali per lo sviluppo
dell’agroalimentare in una logica di network tra imprese;

4) prevedere sottoprogrammi
per i giovani nell’ambito dello sviluppo rurale, in aggiunta ai pagamenti
diretti specifici;

5) promuovere sottoprogrammi
per le donne con linee guida omogenee per tutta la nazione;

6) superare la logica
“monofondo”, creando una coesione tra tutti i fondi comunitari ed attivando le
opzioni strategiche per il Mezzogiorno e per le aree interne;

7) far coesistere programmi
nazionali e regionali di sviluppo rurale finanziando a livello nazionale le
misure per la gestione del rischio e la stabilizzazione dei redditi;

8) semplificare la burocrazia
mirando a modelli omogenei dei bandi con criteri uniformi per tutto il
territorio nazionale;

9) attivare tutte le scelte
della PAC per selezionare i beneficiari e rendere più efficiente la spesa
pubblica;

10) partire dalla Pac per
riformare la legislazione nazionale in ambito di aggregazione dell’offerta e
regolazione dei mercati.

 

La Politica Agricola
Comune in cifre

 

*
     
35-40%: la quota del bilancio comunitario
complessivo destinata alla PAC

*
     
500 milioni: i cittadini europei ai quali
l’agricoltura fornisce cibo ogni giorno

*
     
50%: la quota del territorio europeo e
nazionale destinata a coltivazioni agricole (oltre il 70 per cento se si considerano anche le foreste)

*
     
12 milioni: gli agricoltori e le aziende
agricole nell’UE, che garantiscono occupazione a 30 milioni di persone e ad
ulteriori 10 milioni di addetti nel settore agroalimentare

*
     
500 milioni di euro: le risorse che potranno
essere destinati agli under40 in Italia nei prossimi sette anni, che potranno
essere distribuiti su oltre 1,5 milioni di ettari ogni anno.

*
     
6,5 miliardi di euro l’anno: le risorse, comprese quelle nazionali, che
potranno essere utilizzate per ammodernare le imprese.

 

 

\clip_image001.gif” width=”13″ />      500 milioni: i cittadini europei ai quali l’agricoltura fornisce cibo ogni giorno

*
Sono oltre 52 i miliardi di
euro di contributi Pac destinati tra il 2014 e il 2020 a sostegno dell’agricoltura
italiana. Qualcosa come 7,5 miliardi per sette anni che, a loro volta,
dovrebbero generare valore aggiunto per 1.750 miliardi tra fase produttiva
primaria e attività collegate a monte e a valle.

Bastano questi pochi dati per
intuire quanto importante sia per l’Italia (e non solo) la nuova Politica
agricola comune che la Ue
ha varato a fine giugno, dopo anni di discussioni e bracci di ferro tra i 27
(da luglio 28, con l’ingresso della Croazia) e dopo 51 anni dal varo iniziale
dell’istituto. Tanto importante da assorbire circa il 40% del bilancio
comunitario, finalizzato a coinvolgere a livello Ue 12 milioni di imprese
agricole e oltre 40 milioni di addetti tra diretti e indotto.


Agrinsiemeluglio58Agriinsieme
Una posta di assoluta
importanza per l’Italia che <non deve essere sprecata, ma anzi deve servire
per un vero rilancio della filiera agroalimentare made in Italy e renderla
competitiva a livello internazionale>, hanno detto in coro Giuseppe Politi
di Cia, Mario Guidi di Confagricoltura e Maurizio Gardini di Alleanza delle
Cooperative agroalimentari al ministro delle Politiche agricole Nunzia De
Girolamo e agli assessori regionali all’agricoltura.

L’occasione è stata propiziata
dal convegno indetto ieri a Roma da Agrinsieme, il nuovo network condiviso dalle
tre confederazioni, servito per illustrare proposte di spesa, progetti e
iniziative considerate strategiche per il rilancio non solo dell’agricoltura ma
di tutta l’economia del Paese. In che modo? Innanzi tutto creando nuova
occupazione, garantendo cibo sicuro e di qualità, innovando e investendo su
giovani e donne, sostenendo le imprese, evitando di distribuire risorse a
pioggia come si è fatto in passato e, soprattutto, dire basta alle inefficienze:
<una piaga – le ha definite il relatore delle proposte, Mario Guidi – che costano
il doppio dei contributi erogati dalla Pac>.

Le proposte di Agrinsieme,
che in questo modo si candida quale soggetto privilegiato tra mondo agricolo,
agroalimentare e istituzioni centrali e regionali, hanno trovato immediato ascolto
nel Governo, con il ministro De Girolamo che, senza tante perifrasi, è andata
al nocciolo della questione.

<La nuova Pac – ha detto –
forse non è il meglio che potevamo aspettarci, ma certo è molto meglio di
quanto ci era stato proposto in sede di trattative. Ora abbiamo 52 miliardi a
disposizione che ci permetteranno di fare molte cose in materia di sviluppo
rurale (Psr), innovazione, competitività, tutela del made in Italy nel mondo.
Solo che per fare al meglio tutto questo è necessario il contributo e l’impegno
di tutti agricoltori, trasformatori, distributori>. Questi tre soggetti
saranno interlocutori privilegiati nel "tavolo tecnico permanente" che il ministero si accinge a convocare a breve. <
 La Pac – ha concluso il ministro – è un'occasione che non possiamo perdere per il futuro non solo del comparto, ma di tutto il Paese>.


Agrinsieme
Il decalogo di Agrinsieme

1) promuovere un partenariato
tra organizzazioni di rappresentanza e pubblica amministrazione;

2) porre come linee
prioritarie di azione dello sviluppo rurale l’innovazione, l’organizzazione
delle filiere e gli investimenti produttivi;

3) promuovere sul territorio
come Agrinsieme progetti regionali e interregionali per lo sviluppo
dell’agroalimentare in una logica di network tra imprese;

4) prevedere sottoprogrammi
per i giovani nell’ambito dello sviluppo rurale, in aggiunta ai pagamenti
diretti specifici;

5) promuovere sottoprogrammi
per le donne con linee guida omogenee per tutta la nazione;

6) superare la logica
“monofondo”, creando una coesione tra tutti i fondi comunitari ed attivando le
opzioni strategiche per il Mezzogiorno e per le aree interne;

7) far coesistere programmi
nazionali e regionali di sviluppo rurale finanziando a livello nazionale le
misure per la gestione del rischio e la stabilizzazione dei redditi;

8) semplificare la burocrazia
mirando a modelli omogenei dei bandi con criteri uniformi per tutto il
territorio nazionale;

9) attivare tutte le scelte
della PAC per selezionare i beneficiari e rendere più efficiente la spesa
pubblica;

10) partire dalla Pac per
riformare la legislazione nazionale in ambito di aggregazione dell’offerta e
regolazione dei mercati.

 

La Politica Agricola
Comune in cifre

 

*
     
35-40%: la quota del bilancio comunitario
complessivo destinata alla PAC

*
     
500 milioni: i cittadini europei ai quali
l’agricoltura fornisce cibo ogni giorno

*
     
50%: la quota del territorio europeo e
nazionale destinata a coltivazioni agricole (oltre il 70 per cento se si considerano anche le foreste)

*
     
12 milioni: gli agricoltori e le aziende
agricole nell’UE, che garantiscono occupazione a 30 milioni di persone e ad
ulteriori 10 milioni di addetti nel settore agroalimentare

*
     
500 milioni di euro: le risorse che potranno
essere destinati agli under40 in Italia nei prossimi sette anni, che potranno
essere distribuiti su oltre 1,5 milioni di ettari ogni anno.

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6,5 miliardi di euro l’anno: le risorse, comprese quelle nazionali, che
potranno essere utilizzate per ammodernare le imprese.

 

 

\clip_image001.gif” width=”13″ />      50%: la quota del territorio europeo e nazionale destinata a coltivazioni agricole (oltre il 70 per cento se si considerano anche le foreste)

*
Sono oltre 52 i miliardi di
euro di contributi Pac destinati tra il 2014 e il 2020 a sostegno dell’agricoltura
italiana. Qualcosa come 7,5 miliardi per sette anni che, a loro volta,
dovrebbero generare valore aggiunto per 1.750 miliardi tra fase produttiva
primaria e attività collegate a monte e a valle.

Bastano questi pochi dati per
intuire quanto importante sia per l’Italia (e non solo) la nuova Politica
agricola comune che la Ue
ha varato a fine giugno, dopo anni di discussioni e bracci di ferro tra i 27
(da luglio 28, con l’ingresso della Croazia) e dopo 51 anni dal varo iniziale
dell’istituto. Tanto importante da assorbire circa il 40% del bilancio
comunitario, finalizzato a coinvolgere a livello Ue 12 milioni di imprese
agricole e oltre 40 milioni di addetti tra diretti e indotto.


Agrinsiemeluglio58Agriinsieme
Una posta di assoluta
importanza per l’Italia che <non deve essere sprecata, ma anzi deve servire
per un vero rilancio della filiera agroalimentare made in Italy e renderla
competitiva a livello internazionale>, hanno detto in coro Giuseppe Politi
di Cia, Mario Guidi di Confagricoltura e Maurizio Gardini di Alleanza delle
Cooperative agroalimentari al ministro delle Politiche agricole Nunzia De
Girolamo e agli assessori regionali all’agricoltura.

L’occasione è stata propiziata
dal convegno indetto ieri a Roma da Agrinsieme, il nuovo network condiviso dalle
tre confederazioni, servito per illustrare proposte di spesa, progetti e
iniziative considerate strategiche per il rilancio non solo dell’agricoltura ma
di tutta l’economia del Paese. In che modo? Innanzi tutto creando nuova
occupazione, garantendo cibo sicuro e di qualità, innovando e investendo su
giovani e donne, sostenendo le imprese, evitando di distribuire risorse a
pioggia come si è fatto in passato e, soprattutto, dire basta alle inefficienze:
<una piaga – le ha definite il relatore delle proposte, Mario Guidi – che costano
il doppio dei contributi erogati dalla Pac>.

Le proposte di Agrinsieme,
che in questo modo si candida quale soggetto privilegiato tra mondo agricolo,
agroalimentare e istituzioni centrali e regionali, hanno trovato immediato ascolto
nel Governo, con il ministro De Girolamo che, senza tante perifrasi, è andata
al nocciolo della questione.

<La nuova Pac – ha detto –
forse non è il meglio che potevamo aspettarci, ma certo è molto meglio di
quanto ci era stato proposto in sede di trattative. Ora abbiamo 52 miliardi a
disposizione che ci permetteranno di fare molte cose in materia di sviluppo
rurale (Psr), innovazione, competitività, tutela del made in Italy nel mondo.
Solo che per fare al meglio tutto questo è necessario il contributo e l’impegno
di tutti agricoltori, trasformatori, distributori>. Questi tre soggetti
saranno interlocutori privilegiati nel "tavolo tecnico permanente" che il ministero si accinge a convocare a breve. <
 La Pac – ha concluso il ministro – è un'occasione che non possiamo perdere per il futuro non solo del comparto, ma di tutto il Paese>.


Agrinsieme
Il decalogo di Agrinsieme

1) promuovere un partenariato
tra organizzazioni di rappresentanza e pubblica amministrazione;

2) porre come linee
prioritarie di azione dello sviluppo rurale l’innovazione, l’organizzazione
delle filiere e gli investimenti produttivi;

3) promuovere sul territorio
come Agrinsieme progetti regionali e interregionali per lo sviluppo
dell’agroalimentare in una logica di network tra imprese;

4) prevedere sottoprogrammi
per i giovani nell’ambito dello sviluppo rurale, in aggiunta ai pagamenti
diretti specifici;

5) promuovere sottoprogrammi
per le donne con linee guida omogenee per tutta la nazione;

6) superare la logica
“monofondo”, creando una coesione tra tutti i fondi comunitari ed attivando le
opzioni strategiche per il Mezzogiorno e per le aree interne;

7) far coesistere programmi
nazionali e regionali di sviluppo rurale finanziando a livello nazionale le
misure per la gestione del rischio e la stabilizzazione dei redditi;

8) semplificare la burocrazia
mirando a modelli omogenei dei bandi con criteri uniformi per tutto il
territorio nazionale;

9) attivare tutte le scelte
della PAC per selezionare i beneficiari e rendere più efficiente la spesa
pubblica;

10) partire dalla Pac per
riformare la legislazione nazionale in ambito di aggregazione dell’offerta e
regolazione dei mercati.

 

La Politica Agricola
Comune in cifre

 

*
     
35-40%: la quota del bilancio comunitario
complessivo destinata alla PAC

*
     
500 milioni: i cittadini europei ai quali
l’agricoltura fornisce cibo ogni giorno

*
     
50%: la quota del territorio europeo e
nazionale destinata a coltivazioni agricole (oltre il 70 per cento se si considerano anche le foreste)

*
     
12 milioni: gli agricoltori e le aziende
agricole nell’UE, che garantiscono occupazione a 30 milioni di persone e ad
ulteriori 10 milioni di addetti nel settore agroalimentare

*
     
500 milioni di euro: le risorse che potranno
essere destinati agli under40 in Italia nei prossimi sette anni, che potranno
essere distribuiti su oltre 1,5 milioni di ettari ogni anno.

*
     
6,5 miliardi di euro l’anno: le risorse, comprese quelle nazionali, che
potranno essere utilizzate per ammodernare le imprese.

 

 

\clip_image001.gif” width=”13″ />      12 milioni: gli agricoltori e le aziende agricole nell’UE, che garantiscono occupazione a 30 milioni di persone e ad ulteriori 10 milioni di addetti nel settore agroalimentare

*
Sono oltre 52 i miliardi di
euro di contributi Pac destinati tra il 2014 e il 2020 a sostegno dell’agricoltura
italiana. Qualcosa come 7,5 miliardi per sette anni che, a loro volta,
dovrebbero generare valore aggiunto per 1.750 miliardi tra fase produttiva
primaria e attività collegate a monte e a valle.

Bastano questi pochi dati per
intuire quanto importante sia per l’Italia (e non solo) la nuova Politica
agricola comune che la Ue
ha varato a fine giugno, dopo anni di discussioni e bracci di ferro tra i 27
(da luglio 28, con l’ingresso della Croazia) e dopo 51 anni dal varo iniziale
dell’istituto. Tanto importante da assorbire circa il 40% del bilancio
comunitario, finalizzato a coinvolgere a livello Ue 12 milioni di imprese
agricole e oltre 40 milioni di addetti tra diretti e indotto.


Agrinsiemeluglio58Agriinsieme
Una posta di assoluta
importanza per l’Italia che <non deve essere sprecata, ma anzi deve servire
per un vero rilancio della filiera agroalimentare made in Italy e renderla
competitiva a livello internazionale>, hanno detto in coro Giuseppe Politi
di Cia, Mario Guidi di Confagricoltura e Maurizio Gardini di Alleanza delle
Cooperative agroalimentari al ministro delle Politiche agricole Nunzia De
Girolamo e agli assessori regionali all’agricoltura.

L’occasione è stata propiziata
dal convegno indetto ieri a Roma da Agrinsieme, il nuovo network condiviso dalle
tre confederazioni, servito per illustrare proposte di spesa, progetti e
iniziative considerate strategiche per il rilancio non solo dell’agricoltura ma
di tutta l’economia del Paese. In che modo? Innanzi tutto creando nuova
occupazione, garantendo cibo sicuro e di qualità, innovando e investendo su
giovani e donne, sostenendo le imprese, evitando di distribuire risorse a
pioggia come si è fatto in passato e, soprattutto, dire basta alle inefficienze:
<una piaga – le ha definite il relatore delle proposte, Mario Guidi – che costano
il doppio dei contributi erogati dalla Pac>.

Le proposte di Agrinsieme,
che in questo modo si candida quale soggetto privilegiato tra mondo agricolo,
agroalimentare e istituzioni centrali e regionali, hanno trovato immediato ascolto
nel Governo, con il ministro De Girolamo che, senza tante perifrasi, è andata
al nocciolo della questione.

<La nuova Pac – ha detto –
forse non è il meglio che potevamo aspettarci, ma certo è molto meglio di
quanto ci era stato proposto in sede di trattative. Ora abbiamo 52 miliardi a
disposizione che ci permetteranno di fare molte cose in materia di sviluppo
rurale (Psr), innovazione, competitività, tutela del made in Italy nel mondo.
Solo che per fare al meglio tutto questo è necessario il contributo e l’impegno
di tutti agricoltori, trasformatori, distributori>. Questi tre soggetti
saranno interlocutori privilegiati nel "tavolo tecnico permanente" che il ministero si accinge a convocare a breve. <
 La Pac – ha concluso il ministro – è un'occasione che non possiamo perdere per il futuro non solo del comparto, ma di tutto il Paese>.


Agrinsieme
Il decalogo di Agrinsieme

1) promuovere un partenariato
tra organizzazioni di rappresentanza e pubblica amministrazione;

2) porre come linee
prioritarie di azione dello sviluppo rurale l’innovazione, l’organizzazione
delle filiere e gli investimenti produttivi;

3) promuovere sul territorio
come Agrinsieme progetti regionali e interregionali per lo sviluppo
dell’agroalimentare in una logica di network tra imprese;

4) prevedere sottoprogrammi
per i giovani nell’ambito dello sviluppo rurale, in aggiunta ai pagamenti
diretti specifici;

5) promuovere sottoprogrammi
per le donne con linee guida omogenee per tutta la nazione;

6) superare la logica
“monofondo”, creando una coesione tra tutti i fondi comunitari ed attivando le
opzioni strategiche per il Mezzogiorno e per le aree interne;

7) far coesistere programmi
nazionali e regionali di sviluppo rurale finanziando a livello nazionale le
misure per la gestione del rischio e la stabilizzazione dei redditi;

8) semplificare la burocrazia
mirando a modelli omogenei dei bandi con criteri uniformi per tutto il
territorio nazionale;

9) attivare tutte le scelte
della PAC per selezionare i beneficiari e rendere più efficiente la spesa
pubblica;

10) partire dalla Pac per
riformare la legislazione nazionale in ambito di aggregazione dell’offerta e
regolazione dei mercati.

 

La Politica Agricola
Comune in cifre

 

*
     
35-40%: la quota del bilancio comunitario
complessivo destinata alla PAC

*
     
500 milioni: i cittadini europei ai quali
l’agricoltura fornisce cibo ogni giorno

*
     
50%: la quota del territorio europeo e
nazionale destinata a coltivazioni agricole (oltre il 70 per cento se si considerano anche le foreste)

*
     
12 milioni: gli agricoltori e le aziende
agricole nell’UE, che garantiscono occupazione a 30 milioni di persone e ad
ulteriori 10 milioni di addetti nel settore agroalimentare

*
     
500 milioni di euro: le risorse che potranno
essere destinati agli under40 in Italia nei prossimi sette anni, che potranno
essere distribuiti su oltre 1,5 milioni di ettari ogni anno.

*
     
6,5 miliardi di euro l’anno: le risorse, comprese quelle nazionali, che
potranno essere utilizzate per ammodernare le imprese.

 

 

\clip_image001.gif” width=”13″ />      500 milioni di euro: le risorse che potranno essere destinati agli under40 in Italia nei prossimi sette anni, che potranno essere distribuiti su oltre 1,5 milioni di ettari ogni anno.

*
Sono oltre 52 i miliardi di
euro di contributi Pac destinati tra il 2014 e il 2020 a sostegno dell’agricoltura
italiana. Qualcosa come 7,5 miliardi per sette anni che, a loro volta,
dovrebbero generare valore aggiunto per 1.750 miliardi tra fase produttiva
primaria e attività collegate a monte e a valle.

Bastano questi pochi dati per
intuire quanto importante sia per l’Italia (e non solo) la nuova Politica
agricola comune che la Ue
ha varato a fine giugno, dopo anni di discussioni e bracci di ferro tra i 27
(da luglio 28, con l’ingresso della Croazia) e dopo 51 anni dal varo iniziale
dell’istituto. Tanto importante da assorbire circa il 40% del bilancio
comunitario, finalizzato a coinvolgere a livello Ue 12 milioni di imprese
agricole e oltre 40 milioni di addetti tra diretti e indotto.


Agrinsiemeluglio58Agriinsieme
Una posta di assoluta
importanza per l’Italia che <non deve essere sprecata, ma anzi deve servire
per un vero rilancio della filiera agroalimentare made in Italy e renderla
competitiva a livello internazionale>, hanno detto in coro Giuseppe Politi
di Cia, Mario Guidi di Confagricoltura e Maurizio Gardini di Alleanza delle
Cooperative agroalimentari al ministro delle Politiche agricole Nunzia De
Girolamo e agli assessori regionali all’agricoltura.

L’occasione è stata propiziata
dal convegno indetto ieri a Roma da Agrinsieme, il nuovo network condiviso dalle
tre confederazioni, servito per illustrare proposte di spesa, progetti e
iniziative considerate strategiche per il rilancio non solo dell’agricoltura ma
di tutta l’economia del Paese. In che modo? Innanzi tutto creando nuova
occupazione, garantendo cibo sicuro e di qualità, innovando e investendo su
giovani e donne, sostenendo le imprese, evitando di distribuire risorse a
pioggia come si è fatto in passato e, soprattutto, dire basta alle inefficienze:
<una piaga – le ha definite il relatore delle proposte, Mario Guidi – che costano
il doppio dei contributi erogati dalla Pac>.

Le proposte di Agrinsieme,
che in questo modo si candida quale soggetto privilegiato tra mondo agricolo,
agroalimentare e istituzioni centrali e regionali, hanno trovato immediato ascolto
nel Governo, con il ministro De Girolamo che, senza tante perifrasi, è andata
al nocciolo della questione.

<La nuova Pac – ha detto –
forse non è il meglio che potevamo aspettarci, ma certo è molto meglio di
quanto ci era stato proposto in sede di trattative. Ora abbiamo 52 miliardi a
disposizione che ci permetteranno di fare molte cose in materia di sviluppo
rurale (Psr), innovazione, competitività, tutela del made in Italy nel mondo.
Solo che per fare al meglio tutto questo è necessario il contributo e l’impegno
di tutti agricoltori, trasformatori, distributori>. Questi tre soggetti
saranno interlocutori privilegiati nel "tavolo tecnico permanente" che il ministero si accinge a convocare a breve. <
 La Pac – ha concluso il ministro – è un'occasione che non possiamo perdere per il futuro non solo del comparto, ma di tutto il Paese>.


Agrinsieme
Il decalogo di Agrinsieme

1) promuovere un partenariato
tra organizzazioni di rappresentanza e pubblica amministrazione;

2) porre come linee
prioritarie di azione dello sviluppo rurale l’innovazione, l’organizzazione
delle filiere e gli investimenti produttivi;

3) promuovere sul territorio
come Agrinsieme progetti regionali e interregionali per lo sviluppo
dell’agroalimentare in una logica di network tra imprese;

4) prevedere sottoprogrammi
per i giovani nell’ambito dello sviluppo rurale, in aggiunta ai pagamenti
diretti specifici;

5) promuovere sottoprogrammi
per le donne con linee guida omogenee per tutta la nazione;

6) superare la logica
“monofondo”, creando una coesione tra tutti i fondi comunitari ed attivando le
opzioni strategiche per il Mezzogiorno e per le aree interne;

7) far coesistere programmi
nazionali e regionali di sviluppo rurale finanziando a livello nazionale le
misure per la gestione del rischio e la stabilizzazione dei redditi;

8) semplificare la burocrazia
mirando a modelli omogenei dei bandi con criteri uniformi per tutto il
territorio nazionale;

9) attivare tutte le scelte
della PAC per selezionare i beneficiari e rendere più efficiente la spesa
pubblica;

10) partire dalla Pac per
riformare la legislazione nazionale in ambito di aggregazione dell’offerta e
regolazione dei mercati.

 

La Politica Agricola
Comune in cifre

 

*
     
35-40%: la quota del bilancio comunitario
complessivo destinata alla PAC

*
     
500 milioni: i cittadini europei ai quali
l’agricoltura fornisce cibo ogni giorno

*
     
50%: la quota del territorio europeo e
nazionale destinata a coltivazioni agricole (oltre il 70 per cento se si considerano anche le foreste)

*
     
12 milioni: gli agricoltori e le aziende
agricole nell’UE, che garantiscono occupazione a 30 milioni di persone e ad
ulteriori 10 milioni di addetti nel settore agroalimentare

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500 milioni di euro: le risorse che potranno
essere destinati agli under40 in Italia nei prossimi sette anni, che potranno
essere distribuiti su oltre 1,5 milioni di ettari ogni anno.

*
     
6,5 miliardi di euro l’anno: le risorse, comprese quelle nazionali, che
potranno essere utilizzate per ammodernare le imprese.

 

 

\clip_image001.gif” width=”13″ />      6,5 miliardi di euro l’anno: le risorse, comprese quelle nazionali, che potranno essere utilizzate per ammodernare le imprese.