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La solidarietà, quando una semplice impresa sociale fa grande l’impresa.

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L’allarme pandemico da Covid-19 non dà tregua. La Pasqua, festa di pace e armonia, per il secondo anno di seguito è ammantata di rosso con mascherine, distanziamento sociale e vaccini che dettano l’agenda degli italiani, nell’attesa di essere chiamati per la vaccinazione.
Nel frattempo sul fronte economia è la crisi a dettar legge. Ne ha parlato preoccupato Papa Francesco alla vigilia della Via Crucis nel silenzio di Piazza San Pietro; ne parla anche il nuovo timoniere dell’esecutivo, il pragmatico Mario Draghi che non ha deleghe per fare miracoli, ma dice anche che agli italiani “quest’anno non si chiedono soldi, ma si danno”.
Per questo si cercano ricette, si fanno proposte e da qualche parte si avvertono timidi segnali di inversione di tendenza. Presto per gridarlo al mondo, visto che il numero degli incapienti aumenta a dismisura ai cancelli dei centri di assistenza umanitari: luoghi deputati all’accoglienza che funzionano grazie a volontari d’ogni età e genere, credenti e laici, istituzioni pubbliche ed enti privati e tanti altri anonimi benefattori interpreti della parabola del Buon Samaritano.
Un uomo … incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. … Un Samaritano … n’ebbe compassione, gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi … lo portò a una locanda e si prese cura di lui”. (Luca 10,25-37).
Non ho idea se le parole dell’evangelista siano state dettate in occasione della Pasqua, certo è che di quello spirito sono intrisi taluni fatti del nostro tempo. Iniziative prese qui e là per la Penisola, che hanno per protagonisti imprenditori e imprese di eccellenti prodotti della tavola italiana. I quali in piena pandemia e difficoltà nel far quadrare i conti, non trascurano di mandare un segnale di speranza a chi ha più bisogno.
Così insegnano i fatti compiuti da piccoli e medi vignaioli di Pantelleria, da leader di mercato come Ferrari di Trento e Rigoni di Asiago, da marchi del calibro di Ornellaia e storie lungimiranti come quelle di Caprai e Fiasconaro. Imprese e imprenditori di ogni calibro e fattura, aperti al mercato e desiderosi di valore aggiunto, che però trovano tempo e modo per promuovere iniziative dalla forte impronta sociale.
La Casa dei Clochard di Trento
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Tale è la Casa dei Clochard che la famiglia Lunelli di Trento – titolare del gruppo Ferrari spumante, reduce da un accordo milionario di sponsorship della ‘Formula 1’ – ha senza tam tam mediatico contribuito a realizzare poco fuori città un luogo di accoglienza per i senzatetto.(foto sopra)
Clochard, parola armonica all’udito per dire di persona che vive un contesto fisico che di armonia ha ben poco, abitando una casa senza pareti e avendo per tetto le stelle; che vive di espedienti ai margini della società e affronta con rassegnazione e apparente noncuranza di sé il freddo e la fame. E anche la morte.
È a queste persone che i signori di Trento hanno deciso di dedicare una struttura per l’ospitalità notturna, dotata di brande, materassini, sacchi a pelo, coperte, cucina, viveri, capi di abbigliamento sempre utili all’occorrenza.
Lo hanno fatto accettando l’invito del presidente della locale Associazione Amici dei Senzatetto Pino Palatucci, a cui peraltro è stata affidata la gestione. “Conosciamo questa associazione e l’impegno che dedica ai bisognosi: non potevamo dire di no all’iniziativa”, è stato il secco commento di Franco e Marcello Lunelli.
Il Passito della Solidarietà di Pantelleria
Non molto diverso il significato di quanto hanno fatto gli associati al Consorzio vino Passito di Pantelleria che, tre vendemmie fa, donarono parte delle loro uve agli eredi del compianto Marco de Bartoli, vignaiolo estroverso, caparbio e allo stesso tempo pioniere indiscusso del Pantelleria Doc.
Un gesto che ha permesso a Cantina de Bartoli, rimasta appunto tre anni fa vittima del furto di uve in fase di appassimento sui tralicci al sole e al vento, di continuare a produrre il mitico Passito di Pantelleria.
Ora il nettare di quella vendemmia è pronto per essere commercializzato con una etichetta pensata appositamente per l’occasione e dal nome evocativo di ‘Passito della Solidarietà’.
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Il ricavato servirà per istituire borse di studio da assegnare a giovani panteschi che credono nel futuro della viticoltura eroica, dura e quasi impossibile a farsi, date le condizioni estreme del territorio. Ma che nell’incantevole e assolata isola di Eolo raggiunge punte apicali di incommensurabile bontà come lo Zibibbo.
Il Sagrantino dei migranti a Montefalco
Esempi concreti che vanno oltre le immediate promesse che capita di sentire. Com’è vero per quei migranti che fuggono da guerre e pestilenze nei loro paesi e che, una volta in Italia, cercano opportunità di inserimento e riscatto sociale.
Esemplare ciò che accade nella tenuta Arnaldo Caprai di Montefalco, azienda di punta nella produzione del Sagrantino di Montefalco, dove la proprietà, d’intesa con la Caritas di Foligno, ha reso disponibile una piattaforma contrattuale per salariati agricoli assunti a tempo determinato, messa a disposizione di giovani migranti disposti a stabilizzarsi nei luoghi di accoglienza.
Sottoscritto per la prima volta nel 2016, l’accordo Caritas-Caprai è stato via via esteso anche ad altre realtà produttive ed è stato di recente rinnovato anche in funzione della prossima vendemmia. Esperienza che finora ha dato buoni frutti, tanto che a oggi sono più di 60 i migranti occupati nell’azienda umbra. (in apertura,foto di vendemmia)
“Questi giovani collaboratori – commenta il titolare Marco Caprai – spesso hanno alle spalle un percorso di studi, parlano più lingue e hanno una gran voglia di imparare. Per noi sono una vera e propria risorsa che ha permesso di compensare sia pure in parte il deficit di manodopera agricola di giovani italiani, forse più attratti dal diritto di cittadinanza”
Laboratori diffusi per i dolci di Sicilia
Che nel caso dell’azienda dei fratelli Nicola, Fausto e Martino Fiasconaro di Castelbuono fungono da “partner attivi nel processo produttivo”, come li definisce il presidente e maestro pasticciere Nicola (foto accanto). Il quale parla di collaboratori coinvolti in progetti d’impresa finalizzati a esaltare prodotti di elevata qualità, innovativi e rispettosi della tradizione tipica siciliana, considerandoli un tutt’uno esclusivo del brand Fiasconaro.
In questo senso l’azienda – nata come pasticceria locale nella seconda metà del secolo scorso, oggi sinonimo di pregiate specialità dolciarie della ricorrenza – in sintonia con la logica del bilancio sociale adottato da alcuni anni, per la sua attività si avvale di una nutrita schiera di selezionatori esclusivisti allocati in tutte le provincie dell’isola.
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“Sono i nostri partner – spiega il presidente – che, d’intesa con la filosofia aziendale, provvedono alla fornitura di materie prime e semilavorati reperibili in modo esclusivo nei rispettivi territori”. Basi che noi utilizziamo per fare prodotti gettonatissimi come le colombe pasquali addobbate da Dolce & Gabbana, o panettoni che anche in pieno agosto trovi nelle vetrine di lussuosi caffè e negozi di gastronomia da Milano a Londra, da New York a Tokyo.
Nei fatti un modello d’impresa che mette in moto un’intera comunità, dove le mandorle sono quelle di Avola, i pistacchi di Bronte, il cioccolato di Modica, le ricotte dei pascoli delle Madonie e così le farine i canditi di agrumi il Marsala … tutto made in Sicilia. Insomma, un approccio produttivo artigianale che coinvolge tutta l’isola e afferma il paradigma democratico del fare impresa aperta al sociale.
Per finire con l’arte, fonte di ispirazione e bellezza
E sì, perché se la bellezza salverà il mondo, come dice il poeta, è altrettanto supponibile che l’opera d’arte è tale se almeno nell’accezione culturale ha contenuti condivisibili e solidali. Come suggeriscono iniziative filantropiche perseguite da enti privati nel recupero di opere d’arte che di privato hanno ben poco.
È il caso di Rigoni di Asiago, azienda leader nella produzione di confetture che, con la Fondaco Srl, ha aderito al progetto ‘Florence I care’ del capoluogo toscano e finanziato il restauro dei dipinti nel Chiostro grande di Santa Maria Novella: una serie di lunette rinascimentali (foto) di alto valore storico e artistico aggredite dal tempo e dall’usura. Per di più collocate all’interno di uno dei più belli e antichi gioielli architettonici della città.
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Iniziativa carica di significato per ciò che è arte e storia dell’Italia intera, a cui i fratelli Rigoni, a partire dall’amministratore delegato Andrea, tengono tanto quanto il far impresa. Non a caso il ripristino delle lunette sono solo l’ultimo atto di una scelta aziendale che ha già portato alla rinascita di monumenti storici a Roma, Milano, Venezia, Matera.
In questo stesso solco si colloca la ‘Vendemmia d’Artista’, con la quale Tenuta Ornellaia di Bolgheri presieduta da Ferdinando de’ Frescobaldi ogni anno promuove un’asta internazionale di suoi pregiati vini, abbinati a opere plastiche e figurative di famosi scultori e pittori che si avvicendano ad ogni vendemmia.
Una sorta di raffinato gioco che educa alla cultura del vino, dove l’artista di turno interpreta le caratteristiche sensoriali del vino individuate dall’enologo Heinz Axel e definite con una aggettivazione: la ‘grazia’ per il vino vendemmia 2018. Segue la realizzazione dell’opera vera e propria (quest’anno l’autore è Jan Fabre: famoso il dipinto ‘l’uomo che misurava le nuvole’ in foto) abbinata ai lotti di bottiglie che andranno in asta da Sotheby’s in autunno, con il ricavato destinato a sostenere progetti di recupero di opere d’arte, ovvero ricerche scientifiche o altro di cui gli enti museali sono parte attiva.
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Un gioco di grande coinvolgimento e finalità filantropiche, dunque, che per dirla con l’a.d. Giovanni Geddes ha finora permesso di distribuire in beneficienza più di due milioni di euro, assegnati a importanti Musei in diversi paesi del mondo.
Negli ultimi tre anni a catalizzare l’attenzione di Ornellaia è stato il progetto Mind’s Eye (l’occhio della mente) promosso dalla Fondazione Guggenhaim che sperimenta la possibilità di rendere l’arte accessibile anche a persone non vedenti. Una ricerca definita rivoluzionaria che permetterà a codeste persone di “visitare” e conoscere il museo e le opere ivi presenti utilizzando gli elementi sensoriali come suono, tatto e luce.
Un atto rivoluzionario carico di solidarietà che per certo farà bene anche ai “vedenti”.

(C-riproduzione riservata)
Le esclusive di “TerraNostra”;
e-mail: basile.nicola@libero.it; ndbasile48@gmail.com
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  • Beppa Salvetti |

    Articolo molto interessante e ben sviluppato. Offre stimoli e informazioni utili

  • Emilio Pedron |

    Contenuti molto apprezzabili . Stimoli veri per tutti noi

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