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Uvalino, come e perché Cascina Castlèt ha salvato un antico e raro vitigno dal rischio estinzione

Ogni storia è un mondo a sé. E non v’è ragione di pensare che una possa essere più speciale o più intrigante di un’altra solo in base agli interessi che coinvolge. Che si tratti di persone o cose, di prodotti della terra o alimenti trasformati, a volte basta poco per rendere un fatto meritevole di attenzione.
E’ il caso di Cascina Castlèt, azienda agricola di Costigliole d’Asti produttrice di vini dalla forte impronta territoriale che la proprietà, la famiglia Borio, considera un valore su cui investire anche per il futuro. Proprio come sta facendo a tutela dell’Uvalino, un vitigno autoctono antico quanto raro che, grazie anche ai ricercatori universitari di Torino e dell’Istituto sperimentale di enologia di Asti, si è riusciti a evitare da possibile estinzione.

L’esordio con Schumacher a Spa grazie a Eddie Jordan

cascina-castlet-vendemmia-di-uvalinoLa storia di Cascina Castlèt e dei suoi vini ha anche dell’incredibile, ma vero. Come quando incrocia fatti e personaggi sportivi del calibro di Michael Schumacher, di cui si sa tutto e di più. A cominciare dal rocambolesco esordio nel Gran premio di Formula 1 a Spa, in Belgio.
Era il 25 agosto del 1991, quando da un giorno all’altro quello che fino ad allora si era distinto come un bravo pilota di go-kart si ritrovò catapultato alla guida della monoposto della Scuderia Jordan, rimasta improvvisamente priva di uno dei due piloti ufficiali, fermato dalla Polizia per una rissa con un tassista di Londra.
Per certo, colui che sarebbe diventato il più titolato campione di automobilismo di sempre (nella foto, poco prima della partenza a Spa), al colmo dell’entusiasmo non fece caso che in quella stessa gara e con la medesima Scuderia si stava celebrando un altro battesimo, sebbene di tutt’altro genere.
1991-08-25-schumacker-m-esordio-formula1Si trattava, appunto, della partecipazione dell’azienda agricola Cascina Castlèt e dei suoi vini, quale supporter del team Jordan. Anche questo un esordio inusuale e inatteso, visto che si trattava di un’azienda agricola familiare con una produzione di 2-300mila bottiglie. Dunque, priva di risorse tali da finanziare il lancio del proprio marchio a livello mondiale, facendo pubblicità in Formula 1.
Il fatto è che a volerla come supporter era stato il numero uno in persona della Scuderia, Eddie Jordan, che i vini di Cascina Castlèt li conosceva già, per averli degustati e apprezzati in casa di Marisa e Hideyuki Miyakawa, oggi essi stessi vignaioli in Toscana, ma allora manager di diversi campioni sportivi.
A Jordan quei vini piacevano e ne voleva una bella quantità per allietare i convivi di fine gara dell’intera stagione, a cominciare dal Gran premio che si sarebbe tenuto qualche giorno dopo a Spa. I Borio, ovviamente, erano felici di quell’ordine, ma grande fu la sorpresa quando seppero che il nome della loro azienda era stato inserito negli spazi ufficiali della Jordan. “Una iniziativa – ricorda oggi la signora Mariuccia Borio a TerraNostra – che noi mai e poi mai avremmo potuto permetterci di fare, tanto più che quel vino la Jordan ce lo pagava”.
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Per certo, in quella fornitura non potevano mancare diversi cartoni di un particolare vino a cui i Borio, antica famiglia di astigiani imparentata con gli Asinari, ha sempre dedicato profonda attenzione, avendo fatto di quel vino immagine di tutta la produzione aziendale. Si tratta di Uceline, un rosso da vitigno di Uvalino capace di dare un prodotto finito di ottima fattura, adatto a lungo invecchiamento e che un po’ tutti i vignaioli astigiani tenevano d’acconto per regalarlo ai notabili dell’epoca, sdebitandosi di qualche favore ricevuto.
Quel vitigno, però, è tutt’altro che di facile coltivazione, essendo esposto più di altri ad attacchi di parassiti; e poi ha basse rese produttive. Motivi ritenuti sufficienti dai contadini che, negli anni a cavallo dei due secoli alle nostre spalle, pensarono di spiantare i pochi filari di Uvalino che avevano da chissà quanto tempo, per far posto alle più generose uve di Barbera e Moscato d’Asti. Scelte che hanno fatto temere la possibile estinzione dell’antico vitigno, di cui il marchese Asinari era stato fautore e promotore in Astesana nei primi decenni del XVIII° secolo.
Se finora l’estinzione è stata evitata, il merito va ascritto ai Borio. In particolare alla signora Mariuccia che, saggiamente testarda, non solo ha continuato a coltivarlo nella propria tenuta, incurante degli alti costi di lavorazione. Ma ne ha fatto un impegno personale, sicura com’è della bontà del vino di Uvalino, per cui “vale la pena – dice – di fare ciò che i miei genitori hanno fatto prima di me e che gli avi hanno cominciato a piantare addirittura secoli fa”.
cascina-castlet-uceline-di-uvalinoImpegno che Cascina Castlèt ha tradotto nell’ampliamento dell’areale di produzione di Uceline – Uvalino, portandolo da alcuni filari risalenti a metà degli anni ’80 a un ettaro e mezzo attuale, su un totale di 30 ettari di vigna che l’azienda dispone in proprietà. E non finisce qui.
La sensazione di quanti conoscono la signora Mariuccia è che la storia di questo vitigno sia destinata a continuare e perpetuarsi per molto tempo ancora. Soprattutto ora che i ricercatori medici di Asti e Torino hanno dimostrato che Uvalino ha una concentrazione molecolare di Resveratrolo superiore anche del 40% rispetto a tutti gli altri vini da uve a bacca rossa al mondo. Sì da farne una sorta di presidio medico naturale, assai indicato per prevenire talune malattie cardiovascolari.
Della serie: un buon bicchiere di vino rosso al giorno, toglie il medico di torno.
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Le storie di “TerraNostra”: Cascina Castlèt;
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