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#CasadolceCasa, sarà vero? Per Anaci il 60% di esse è a rischio sicurezza e l’80% è in classe energetica “G”, la peggiore

Il 75% degli italiani è proprietario almeno di una casa. Una percentuale “bulgara”, verrebbe da dire. Tanto più che non esiste altro Paese al mondo che vanti una simile incidenza. Il che è una conferma di ciò che è già noto: gli italiani preferiscono possedere e abitare una propria casa, non importa se singola o in condominio.

Questa particolare predisposizione lascia supporre un altrettanto attaccamento nella cura e nella gestione dell’unità abitativa, per farne un luogo sicuro almeno da un punto di vista ecostrutturale. Ma la verità non sta proprio in questi termini, giacché buona parte del patrimonio immobiliare è troppo datato per avere i requisiti di sicurezza in ordine.

Dissesto idrogeologico 1Così, quando il presidente nazionale dell’Associazione amministratori di condominio (Anaci) Francesco Burrelli dice che il 60% dei fabbricati italiani non ha strutture antisismiche adeguate, ecco che davanti agli occhi cominciano a scorrere le tragiche immagini viste e riviste all’indomani di terremoti, alluvioni, smottamenti e via dicendo.

Insomma, disastri ambientali del patrimonio pubblico e privato che rappresentano l’altra faccia dell’Italia giardino d’Europa che preferiremmo non vedere mai, ma che capita sovente di dover fronteggiare in situazioni di emergenza. Per poi attendere che sia lo Stato a intervenire come meglio può.

Esattamente come si è fatto in passato, e come si appresta a fare ora il Governo in carica che, con la Legge di Stabilità 2017 da 27 miliardi di euro appena presentata, non si è limitato a puntare il dito contro Equitalia e Cnel e a pianificare interventi su Lavoro, Pensioni, Iva, Banche, Rai …, ma ha esteso l’orizzonte della manovra anche al capitolo della Casa.

Lo ha fatto puntando su due percorsi: il Piano Casa Italia, che prevede stanziamenti di fondi per 4,5 miliardi di euro a favore delle aree colpite dal terremoto; e l’estensione per il triennio 2017-2019 delle detrazioni fiscali per abitazioni e condomìni, in capo a lavori di ristrutturazione (Irpef: -50%) e di miglioramento dell’efficienza energetica (-65%), per una cifra che dovrebbe aggirarsi sui tre miliardi di euro.

Due facce di una stessa medaglia, dunque, in grado di calamitare sia l’interesse dei proprietari di case, sia l’attenzione di coloro che i condomìni li gestiscono in quanto amministratori degli stessi. Come dire, avere allargato il giro a una categoria di professionisti che, come sottolinea Burrelli, <vantano un contatto quotidiano con tutti e tutto ciò che ha a che fare con immobili, territorio, ambiente. E, in quanto parti terze, hanno una visione ampia e autonoma di qualsivoglia legge sulla casa>.

Per inciso, va detto che i condomìni abitati da Capo Lilibeo a Bressanone ammontano a 1,2 milioni di unità con una presenza superiore a 48 milioni di condomini, pari al 75% di 61 milioni di residenti. Un mare di gente con interessi, costumi e stile di vita differenti, le cui abitazioni sono affidate alla gestione di oltre 35mila amministratori. Di questi più di un quarto sono associati all’Anaci, facendone il presidio professionale più significativo tra tutte le organizzazioni sindacali della categoria.

Intervenuto a Milano all’inaugurazione dell’annuale Corso di Formazione Anaci Lombardia, che ha visto la partecipazione di oltre 350 iscritti, il presidente Burrelli ancorché in sintonia con altri relatori presenti (Remo Danovi, Domenico Piombo, Alberto Maria Gaffuri, Giacomo Rota, Eugenio Antonio Correale) sul ruolo che gli amministratori esercitano in ambito condominiale e sull’importanza di essere continuamente formati e informati, ha osservato che la sicurezza delle costruzioni è un tema da tenere nella massima considerazione e gestire con attenzione.

L’occasione ha spinto “TerraNostra” a chiedere al presidente nazionale Anaci come interpreta la scelta del Governo circa l’estensione del bonus fiscale su ristrutturazioni ed efficientamento energetico sulla casa.

Anaci Francesco Burrelli<Il provvedimento in sé era atteso – ha risposto Burrelli (foto)-, sicché vederlo riproposto non può che far piacere. È noto e comprensibile che gli sgravi fiscali sulle abitazioni sono sempre una buona medicina che consente ai cittadini di fare lavori di adeguamenti strutturali che, causa la crisi e in mancanza di incentivi, rischiano di essere rinviati sine die.

D’accordo, ma ritiene sufficienti i valori preventivati per Piano Casa, ristrutturazioni ed ecobonus a rivitalizzare il sistema delle costruzioni da anni piuttosto malmesso?

Francamente ci vuole ben altro. Ma qualcosa può fare limitandosi a specifici ambiti di spesa, anche se è bene sapere com’è articolata la legge che si va a discutere. Ad ogni modo, tenuto conto che l’intervento nelle aree colpite dal terremoto è un capitolo a sé, mi preme osservare che parlando di messa in sicurezza, c’è molto da dire.

Prego, lo dica.

Parlando di costruzioni e abitabilità non posso fare a meno di pensare allo stato in cui versa buona parte dei plessi scolastici italiani, dove su 40mila istituti attivi solo 400 risultano essere stati messi in sicurezza. Non meno peggio è la situazione abitativa privata e condominiale, con il 60% degli immobili che risale a prima del 1974, anno della prima legge che ha introdotto parametri antisismici per la sicurezza delle nuove costruzioni.

Un quadro che lascia senza fiato. C’è da supporre che ci vogliono ben altri mezzi per mettere le cose in ordine. È così?

Non v’è dubbio che ci vuole molto più di una Legge di Stabilità. Però questa serve, anche se bisogna capire di che cifre si sta parlando, che tipo di interventi si potranno fare e, soprattutto, sapere se le misure da adottare riguardano i condomìni, come mi pare reciti la bozza di legge, oppure verranno estese anche alle abitazioni unifamiliari e villette, come è avvenuto finora.

L’esperienza di questi ultimi anni avrà pur detto qualcosa?

Di certo si sa che negli ultimi tre anni sono stati mediamente 300mila richieste di sgravi fiscali. L’esperienza racconta anche che sul totale delle richieste autorizzate, il 65% ha riguardato la sostituzione di finestre e porte-finestre; il 25% il cambio di impianti di riscaldamento; il 7% la messa in opera di pannelli fotovoltaici e pannelli solari; il 3% lavori sull’involucro della casa. Come può intuire da queste percentuali si è in presenza di una grossa sperequazione che è assolutamente da riequilibrare.

In che modo?

Affrontando la questione con un’ottica diversa, e incentivando interventi più complessi che comprendano lavori di ripristino strutturale e opere attinenti il risparmio energetico. In Italia l’80% delle abitazioni sono in classe energetica “G”, cioè la meno efficiente. Ebbene, le percentuali che ho appena citato testimoniano l’errata credenza che nelle case sia sufficiente sostituire i vetri con i doppi vetri per ridurre la dispersione di calore. Non è così. O meglio si può fare molto ma molto di più se contemporaneamente alle finestre si mettesse mani anche sull’involucro della casa e gli impianti.

In questo caso però i costi per i proprietari di immobili diverrebbero esosi e insostenibili?

Errato anche questo. Incentivando interventi abbinati a sicurezza ed efficientamento energetico la spesa della messa in opera è unica, e verrebbe ripartita e ammortizzata su due voci di intervento. Dunque si otterrebbe un consistente abbattimento dei costi, ottenendo un intervento di qualità, che valorizzerebbe il fabbricato.

Cos’è che impedisce di farlo?

Impedisce il fatto che non esiste una programmazione dei lavori da effettuare, una attenta analisi delle condizioni di sicurezza e di efficientamento del fabbricato, una progettazione complessiva dei lavori e degli  obiettivi che si vogliono ottenere.

Beh, forse dovreste farlo presente a chi ne ha la responsabilità. Anaci ha peso ed esperienza tecnica sufficiente per poterlo fare.

Siamo consapevoli di questa responsabilità e non c’è nulla che ci impedisce di intervenire in materia. Anzi, a questo proposito voglio sottolineare che nei giorni scorsi, e in previsione della formazione del Tavolo delle Professioni, ho scritto al presidente del Consiglio Renzi manifestando piena disponibilità all’iniziativa da parte di tutti gli 8.600 associati Anaci, pronti a mettere a disposizione le proprie esperienze e competenze. Valori, tengo a sottolineare, che sono stati acquisiti nella pluridecennale gestione di immobili e condomini e partecipando alla riqualificazione di centinaia  di stabili in tutto il Paese. Sono sicuro che le cose cambieranno, unendo tutte le forze che possiamo mettere in campo con la collaborazione di tutte le professioni, coordinate da un progetto comune come quello pensato di casa Italia. Se tutti facciamo il nostro dovere in modo continuo sicuramente, abbiamo le capacità e le competenze per migliorare la nostra bella Italia.