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La cena di casa con risotto all’origano e bollicine che non fa rimpiangere grandi cuochi

 

 

 

Basta una ricetta a base di riso che più semplice non si può, una flute di #vino #champagne o #spumante, e buoni amici, per dare senso a una serata in casa tra amici e senza l’austera presenza fisica o in video del grande cuoco.

Certo, in cucina bisogna osare, strilla il “bel tenebroso” dei fornelli. E allora osiamo con un piatto fatto di buon #riso Carnaroli condito con #extravergine d’oliva, #parmigiano reggiano, una spolverata di pepe e un tocco di #origano accompagnato da una flut di champagne per rendere pimpante la serata in comitiva.

PJ_Belle Epoque_Ed.Premiere 2007_02
Lo scrivo su “TerraNostra”, dopo averne degustato a casa di amici, dove si testavano l’uno (Carnaroli Gran Riserva di Gallo) e l’altro (BelleEpoque 2007 di Perrier-Jouet). Un piatto appetitoso e, appunto, semplice, merito della brava padrona di casa e della materia prima made in Italy utilizzata, e fini bollicine made in France distribuite con il contagocce dalla Marchesi Antinori.

Non avendo pretese da gastronomo, ho chiesto ai responsabili delle due etichette di spiegare la bontà della combinazione italo-francese fatta con due frutti della terra di facile presa e gran gusto. Due prodotti al dunque tutt’altro che fuori dalla portata dei comuni mortali, considerata anche la generosità che noblesse oblige è necesario avere sul versante della bevanda.

Riso Gallo, Mario Preve
Ecco allora il presidente di Riso Gallo Mario Preve (foto accanto) osservare che c’è riso e riso e che dietro a un chicco della qualità Carnaroli Gran Riserva <esiste un complesso processo di selezione e cura che dura l’intero ciclo produttivo> , che per essere coltivato necessita di <un microclima particolare come quello delle cascine Pavesi, con terreni argillosi e ricchi di limo>, in quanto elementi funzionali al mantenimento delle proprietà organolettiche.

E ancora. Le metodiche produttive <debbono essere rispettose di antiche tecniche agronomiche nel totale rispetto della natura>, tenuto conto che anche dopo la raccolta, il Carnaroli Gran Riserva continua il suo ciclo di maturazione in ambienti ben areati, dopo di che <come vuole la tradizione, la pilatura viene eseguita a pietra, così da consentire un’abrasione gentile del chicco>. Pare di assistere alla descrizione di un piccolo gioiello. Il che la dice lunga su quanto importante sia l’attenzione  necessaria per avere un riso di alta qualità, <con un chicco corposo dal retrogusto dolce, una superba tenuta di cottura, una minore collosità e un maggiore assorbimento dei condimenti>.

Un processo che ha bisogno di tempo: <Almeno un anno>, sottolinea Preve, che però garantisce che siamo parlando del <miglior riso del mondo>. Alla stessa stregua di quel che accade per il BelleEpoque Edition Première 2007 lasciato affinare a lungo nelle buie cantine di Perrier-Jouet e che Leo Damiani, uomo d’azienda, definisce <assolutamente diverso da tutti gli altri champagne che ho degustato in 20 e più anni di mestiere>. Un prodotto a cui chi scrive riconosce avere qualcosa di insolito rispetto a molti altri champagne: già il colore e il naso rimandano alla rosa rosa, il bicchiere va giù che è una meraviglia e non c’è ritorno in gola. Prodigio della natura o bravura dello chef de cave?

<L’uno e l’altro>, assicura Damiani. E aggiunge: <La cuvée BelleEpoque appartiene a un’annata, il 2007, strana e difficile dal punto di vista del meteo. Sicché lo chef de cave Hervè Deschamps si è ispirato alla bellezza della natura, cogliendo particolari irripetibili che hanno dato vita a questo champagne elegante e assai raro>.  Non ho idea se tanto basta a colmare la curiosità dei grandi nasi, certo è che si sta parlando di un prodotto che ha un numero limitato di opzioni. E quelle poche che ci sono sono state destinate a soli mercati: Francia, Giappone e Italia, dove sono arrivate 600 bottiglie e 120 sono già stipate nella cantina di un privato e fortunato acquirente dall’accento toscano.