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#Emilia Romagna- Il futuro dell’impresa dipende da quanto e come si investe – I casi Cavicchioli e De Nigris

 

 

Le inchieste di “TerraNostra”: A due anni dal terremoto/3

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Se la sono vista brutta l’altro pomeriggio nei dintorni di Nonantola, nel Modenese. Prima una tromba d’aria che sradica alberi, abbatte pali elettrici e insegne, frantuma vetri di finestre e divelle tettoie di capannoni rurali. Poi, pioggia e grandine per 17 interminabili minuti: sono caduti più di 60 millimetri di acqua e una sassaiola ghiacciata che ha fatto il resto. Alcune persone sono rimaste contuse, ma assai più seri sembrano essere i danni alle colture agricole.

<Per un attimo ho temuto il peggio>, ha commentato un signore alla guida di una utilitaria gibollata dai chicchi di ghiaccio, intervistato dal cronista di una radio locale. Lasciando intendere che “il peggio” era riferito al #terremoto del 20 e 29 maggio di due anni fa, e all’alluvione dell’inverno passato.

Fortunatamente la furia del meteo è stata piuttosto circoscritta. Sicché si tratterà di valutare se – come stanno già facendo le organizzazioni agricole – vi siano elementi sufficienti per chiedere lo stato di calamità naturale. A proposito del quale occorre dire del recente via libera della Camera al provvedimento che autorizza coloro che sono stati colpiti da terremoto e alluvione a potere rinviare a fine anno il pagamento delle rate dei mutui ipotecari in scadenza sugli edifici danneggiati.

Un via libera molto atteso nella terra martoriata dal sisma. Il che lascia ipotizzare che <saranno in molti ad avere bisogno di questo provvedimento, anche se da queste parti ci vorrebbe ben altro>, borbotta con una smorfia amara un vicino di tavolo, mentre addenta con gusto i tortelli di zucca ancora fumanti serviti nella trattoria Bistrò, lungo la via Canaletto che porta a Bomporto.

Enologo Sandro Cavicchioli-b
Per certo non è l’entità di una o due rate di mutuo rinviate che ridanno fiato all’attività delle imprese. Lo sanno bene i cittadini di Crevalcore, Cento, Finale e di tutti gli altri dei 18 Comuni della terra di mezzo tra il Panaro e il Secchia colpite dal cataclisma del 2012. Però <servono anche questi>, commenta Sandro Cavicchioli (foto accanto), enologo e già contitolare con il fratello Claudio (e altri membri della famiglia) dell’omonima azienda vitivinicola di San Prospero rilevata nel 2010 dal Gruppo italiano vini di Cantine Riunite&Civ. Da allora i due fratelli seguono come manager consulenti la vinificazione in cantina, il primo, e la commercializzazione dei vini, il secondo.

Un’acquisizione da 24 milioni di euro, quella di Cavicchioli, che ha portato in dote a Giv uno dei marchi di vini più prestigiosi della “bassa”, arricchito dal brand “Vigna del Cristo”, considerato unanimemente un prodotto di gran qualità e piacevolezza, #Lambrusco tre bicchieri per Gambero rosso, ottenuto da uve di Sorbara lavorate in purezza. Un vino che, da quando è stato lanciato, nel 1987, ha cambiato la storia del Lambrusco stesso.

I lettori più giovani probabilmente non ricorderanno l’effimera apoteosi e caduta del primo Lambrusco, quello per intenderci degli anni Settanta e inizio anni Ottanta del secolo scorso, quando da Modena e Reggio Emilia partivano per gli Stati Uniti a decine di  milioni le casse da 12 bottiglie di quel vinello. Che le Cantine Riunite del mitico presidente Walter Sacchetti, partigiano e senatore Pci tutto d’un pezzo, nonché tra i fondatori e presidente del colosso vinicolo, lo fece mettere addirittura in lattina e a venderlo agli americani. La “coca-cola degli italiani” lo ribattezzarono gli americani.

Il prodotto non aveva grandi pretese; la confezione anticipava di trent’anni lo pseudo Prosecco in lattina sponsorizzato dalla pimpante Paris Hilton. Nessuno oggi si sognerebbe di rifare la stessa cosa. Ma quell’operazione, ancorché di successo ma di breve periodo, contribuì a “preparare” il nuovo palato degli yankee, avvicinandolo sempre più al vino. Non fu, certo, una mossa di marketing strategico studiata a tavolino, ma funzionò in tutti i sensi. Basti dire che tutto quel che oggi sappiamo e gli stessi americani sanno del vino negli States, è arrivato dopo. Dopo la brutta bestia del “metanolo”, punto di svolta nella storia enologica millenaria di Enotria.

Una tragedia. Ma anche una presa di coscienza benefica che, in Italia, ha coinvolto tutto e tutti. Comprese le Riunite che, acquisto dopo acquisto di brand e tenute in mezza Italia, è arrivata anche alla Vigna del Cristo di San Prospero, azienda affidata ancora alle cure di Sandro Cavicchioli (<Nei patti dovevo restare sei mesi, ma sono già tre anni e mezzo e nessuno mi ha detto nulla: segno di grande fiducia che mi onora e mi sprona>) e teatro di importanti investimenti che hanno dapprima interessato il ripristino delle aree terremotate (8,5 milioni i danni preliminari accertati) e poi estesi ad altri lavori di ampliamento della capacità produttiva e di affinamento.

<Il piano industriale – dice Nicola Baldassari, manager che si occupa del layout dello stabilimento – è fare di San Prospero il nuovo centro produttivo, vinificazione e stoccaggio dei vini Dop del Gruppo>, dotato di tank per 250mila ettolitri di vino. Con il Lambrusco a fare la parte del leone.

Aceto bals. De Nigris
Dal vino all’aceto il passo, contrariamente alle battute, è tutt’altro che breve. Anzi, secondo logica le strade non si incrociano mai. Ognuno per la sua via, con una distinzione netta dei propri campi operativi. Così se Riunite & Civ lavorano per rendere lo stabilimento Giv-Cavicchioli di San Prospero il polo più importante del Lambrusco, l’Acetificio De Nigris di Carpi (nella foto:bottiglia del 1939) ha già completato il processo di ampliamento del maggior stabilimento di aceto balsamico di Modena Igp con una capacità di 50mila bottiglie al giorno, pari a 7 milioni di litri l’anno. Per la verità Villa Grimelli, sede della società <pur coinvolta dal terremoto – spiega Giovanni Garagnani, responsabile commerciale – non ha subito gravi danni in quanto la struttura, pochi mesi prima del sisma, era stata completamente messa in sicurezza e dotata di tecnologie antisismiche>.

Questa provvidenziale operazione ha accentuato l’apertura della proprietà ai valori della solidarietà e del rispetto del contesto in cui opera, per
cui in coincidenza con i 125 anni dalla fondazione del gruppo De Nigris (nasce nel 1889 ad Afragola, in Campania) si è fatta promotrice di un premio simbolico da assegnare a operatori che si sono distinti nella valorizzazione della tavola made in Italy. <L’obiettivo – conclude Garagnani – è cercare di trovare con altri operatori uno slancio comune per ripartire con rinnovata fiducia verso il futuro, e tornare a essere protagonisti sui mercati>.

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3)Fine: le precedenti puntate sono state pubblicate il 27 e il 29 aprile 2014

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