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La bestia e la macchina, vecchio e nuovo dell’agricoltura universale esposti a Verona

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La bestia e la macchina. Il vecchio e il nuovo dell’agricoltura universale si mostrano, si scrutano, si specchiano l’uno nell’altro tra stand e padiglioni di Fieragricola affollati di gente, vociante, che va e che viene. Un miracolo della natura che, come un ossimoro, combina curiosità e interessi che Veronafiere offre in diretta ai visitatori. Da un lato le mucche, le capre, i cavalli, i pennuti da cortile … simboli di un’economia passata; dall’altro trattrici di ogni dimensione, dalle più modeste come le zappatrici alle più grandi come torpedoni, dotate di moderne tecnologie atte ad adempiere le stesse funzioni di lavorazione della terra e delle piante.

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Appunto, il vecchio e il nuovo di un’attività che non parla più solo di contadinerie, ma di sviluppo sostenibile e tutela del territorio. Infatti, la rassegna scaligera dedicata all'agricoltura in calendario fino a domenica 9 febbraio, ancorché essere l’appuntamento fieristico di genere più antico del Paese (questa è la 111° edizione in 115 anni)  e con la maggiore visibilità internazionale (sono attese decine di delegazioni commerciali estere), è un omaggio a una coltura che combina cultura, storia, economia.

Una coltura antica che ha saputo, sia pure con molta gradualità, mettere da parte gli antagonismi di parrocchia e dischiudere le proprie porte all’innovazione. Come per l’appunto detta la Politica agricola comunitaria (Pac), la cui recente riforma è stata oggetto di analisi nell’incontro di apertura dell’esposizione veronese, da parte di esponenti della Commissione e del Parlamento dell’Unione Europea (JoséManuel Souza Uva e Paolo De Castro) e del ministero dell’Agricoltura (Maurizio Martina).

Ministero che in queste settimane vive un travaglio che tutto fa, meno che bene. Non solo perché la filiera agricola, <dalla terra alla tavola, vale almeno 250 miliardi di euro>, come ha sottolineato il numero uno di Veronafiere, Ettore Riello, ma perché <l’Italia se vuole avere un peso di riguardo a Bruxelles – ha sostenuto Paolo De Castro, presidente della commissione Agricoltura del Paelamento Ue -, non può sedersi al tavolo delle trattative rappresentata da venti assessori regionali>. Un messaggio che più chiaro non poteva essere il suo, a proposito della soppressione dello stesso gabinetto, insistentemente chiesta da alcune parti politiche del paese. Ma tant’è. L’Italia è anche questa.