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Tutti i vignaioli tenuti a sostenere la tutela delle Doc – Il caso Barolo e Barbaresco

 

 

     Nelle Langhe si vendemmiano le uve Nebbiolo, quelle per intenderci da cui si ricava un vino rosso di grande nobiltà tra cui spiccano Barolo e Barbaresco. I tempi di raccolta sono tornati a essere quelli di una volta, cioè un paio di settimana di ritardo rispetto agli ultimi anni, caratterizzati da caldo eccessivo. È un fenomeno che ha interessato un po’ tutta la Penisola viticola. E nonostante il ritardo sia stato contrassegnato qua e là da turbolenze meteo piuttosto frequenti, le piogge – assicurano i vignaioli del nord del centro e del sud – non hanno avuto finora conseguenze fastidiose. Bisognerà comunque stare vigili contro le sempre possibili muffe.

     Nell’attesa che tutta l’uva sia in cantina e tornando alle Langhe, il Consorzio del Barolo e Barbaresco fa sapere ai vignaioli langaroli – tutti i Consorzi della Penisola dovrebbero farlo nei propri ambiti – che l’attività consortile di tutela  del marchio continua nel fare applicare l’erga omnes (“nei confronti di tutti”), norma prevista dal decreto legislativo 61 del 2010 che riconosce le 996 denominazioni d’origine “patrimonio collettivo”.  E quindi tutte le aziende vitivinicole del territorio, consorziate o meno, sono tenute a dare il loro contributo al Consorzio stesso.

    

Barolo e Barbaresco prs.Pietro Ratti
<Si tratta di pochi millesimi a bottiglia prodotta – sottolinea il presidente del Consorzio Barolo e Barbaresco Pietro Ratti (foto) – che serviranno esclusivamente a sostenere le attività di tutela della denominazione e la vigilanza direttamente sullo scaffale>. I costi per questa attività di controllo – aggiunge, il presidente e figlio dell’indimenticabile amico e gentiluomo Renato Ratti – sono molto elevati: <Dal 2009 il Consorzio ha investito oltre 250 mila euro solo per la registrazione del marchio Barolo e Barbaresco in tutti i Paesi del mondo. Essendo questa un’iniziativa che coinvolge l’intero comparto, si è deciso di avvalersi dei poteri conferiti dall’erga omnes per far pagare la quota per l’attività di controllo anche ai produttori non associati, in modo da difendere un’importante comparto dell’economia agricola delle Langhe>.

     Il Consorzio presieduto da Ratti e assistito dalla Società italiana brevetti di Roma di recente è riuscito a far cancellare quindici annunci di finti kit per la produzione di un vino designato come Barolo venduti sul sito internet di eBay nel Regno Unito. Nel 2012 ha vinto una causa in Brasile contro una multinazionale di cosmesi che produceva il profumo “Barolo reserva especial”, ottenendo la cancellazione del nome registrato e anche un risarcimento in denaro <che è stato utilizzato per la difesa della denominazione>.

     La filiera dei due grandi vini vale più di 250 milioni di euro. I vigneti di uve Nebbiolo a Barolo coprono una superficie di 1.977 ettari distribuiti tra 11 Comuni per un totale di 13 milioni di bottiglie, di cui il 78% esportate. I vigneti di uve Nebbiolo a Barbaresco si estendono su 702 ettari comprendendo 4 Comuni e una produzione di 4,3 milioni di bottiglie per il 70% esportate.