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Agriturismo: affari in calo del 15% – ma le organizzazioni agricole mostrano i loro limiti

Per qualcuno è stata colpa della nuvola di Fantozzi a tagliare del 15% la domanda di agriturismo in questo scorcio di primavera. Per altri è la crisi che continua a mordere le esangui risorse delle famiglie italiane, costrette come sono a fare quadrare i conti a fine mese. Ma potrebbero essere le due cose insieme a condizionare…



le scelte di spesa degli italiani in materia di svago, tempo libero, vacanza.

Niente
di nuovo sotto le stelle. Se non fosse che tutto ci si aspettava, meno che a
soffrirne fosse la richiesta di agriturismo, una formula di vacanza che ti porta
a diretto contatto con la natura, per giunta a costi più accessibili rispetto
al turismo convenzionale.

Quale che sia la vera ragione, sta di fatto che i “ponti”
del 25 aprile e del primo maggio hanno mostrato tutti i limiti di questa lunga
crisi, con un gran numero di gente rimasta in città e che, al massimo, ha
optato per la classica gita fuori porta. A scapito non solo del soggiorno alberghiero
in località turistiche più o meno rinomate, ma anche della vacanza en plein air e, a seguire, delle visite per
cantine e frantoi a fare scorta di vini, olio, miele, formaggi e salumi tipici
della cultura alimentare italiana.

No, in questo scorcio di primavera le cose
non sono andate come ci si aspettava. Anzi, a dire il vero sono già due o tre
anni che la formula non replica gli indici di crescita a due cifre degli anni
Novanta, e nemmeno performa alla stessa maniera dei primi anni di questo
millennio. Difficile ci sia un recupero quest’anno, visto che Pasqua ha mostrato
la corda con un calo vicino a -10% su Pasqua 2012 e ora siamo a -15%, con il
tempo che resta molto variabile su gran parte della Penisola.

Ovvio che di
fronte a questi chiari di luna, le organizzazioni professionali agricole non sanno
che cosa fare per ridare fiducia alle 20mila strutture ricettive distribuite lungo
la Penisola,
in grado di offrire asilo a 2,8 milioni di utenti per 12,6 milioni di presenze l’anno
e sviluppare affari per 1,1 miliardi di euro. Quel che invece potrebbero fare,
da subito, è collaborare tra loro, organizzando un monitoraggio univoco della
domanda e dei servizi offerti, anziché continuare a fare commenti che non
collimano e che assomigliano più che altro a punzecchiature di vecchie comari
di campagna.