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Rimini/1, città eclettica dove niente è dato per scontato. Anzi…

capodanno-rimini-5Quarantamila prenotazioni in due soli mesi. E relativo sold out per tutti gli spettacoli in calendario, con tante richieste inevase nonostante alcuni eventi siano stati riproposti in corso d’opera. Quando si dice di un successo di pubblico che va oltre le attese. (Foto accanto: la notte di Capodanno in Piazza Cavour e sullo sfondo la facciata del Teatro Galli)
È accaduto al rinato Teatro Amintore Galli di Rimini che con i suoi 800 posti non è certo la Scala di Milano o il San Carlo di Napoli o il Teatro dell’Opera di Roma che ne hanno due o tre volte tanto. Come per ogni cosa, però, ciò che conta è la valenza della proposta.
Nel caso specifico di Rimini, le opere andate in scena dalla serata dell’inaugurazione (domenica 28 ottobre 2018) a oggi, hanno evidentemente toccato la sensibilità artistica di un pubblico che attendeva codesto appuntamento da fine dicembre 1943, quando nel cielo del capoluogo romagnolo comparvero le fortezze volanti degli alleati con il loro carico di morte: ad esclusione del Ponte di Tiberio, costruzione bimillenaria tuttora funzionale al traffico urbano, l’intera città fu rasa al suolo, compreso il Teatro Galli costruito a metà del secolo XIX su progetto dell’architetto modenese Luigi Poletti.
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teatro-galli-rimini-1

rimini-cecilia-bartoli-al-teatro-galliIl successo della rinascita di questo teatro – inaugurato una prima volta il 16 agosto 1857 con l’opera “Aroldo” scritta per l’occasione dal Maestro Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave e diretta dal Maestro Angelo Mariani – è stato puntualmente descritto dalle cronache dei giornali. Qui ne dà manifesta conferma a “TerraNostra” il responsabile artistico del Teatro, Giampiero Piscaglia (foto), che parla di “cosa mai vista prima d’ora a Rimini per un evento culturale di tale fatta, di entusiasmo e partecipazione collettiva impensabile alla vigilia”.rimini-giampiero-piscaglia
Sarà stato l’effetto della riapertura?, dopo 75 anni che sarebbero stati una iattura per la cultura se non ci fossero stati nel frattempo la nascita della Sagra Malatestiana, di cui lo stesso Piscaglia (foto accanto) è direttore artistico di lungo corso, e il Teatro Novelli, di cui ora s’ignora il destino.
Sarà stato per i titoli di famose opere messe in scena e loro interpreti?, ovvero per la bravura di cantanti, musici, balletti straordinari e la partecipazione di étoile di prima grandezza come Svetlana Zakharova e Roberto Bolle che, si capisce, non potevano non richiamare attenzione.
Sarà stato quel che sarà stato o, presumibilmente, un po’ di tutto questo, come lascia intuire la contentezza del nostro interlocutore quando accenna al fatto che di ogni spettacolo andato in scena dall’inaugurazione – avvenuta con “La Cenerentola” di Gioacchino Rossini e la partecipazione del mezzosoprano di origini riminesi Cecilia Bartoli – non c’è stata rappresentazione a restare con le poltrone vuote. Per non dire della lunga lista d’attesa di gruppi e singole persone di ogni colore, sesso e censo che da mattina a pomeriggio inoltrato attendono silenti nel foyer il proprio turno, per le visite programmate e guidate all’interno del complesso di Piazza Cavour.
Visite che nell’interminabile e festosa ventiquattr’ore di Capodanno ha permesso a più di 1.200 persone di ammirare addobbi, sale e palchetti tutt’intorno la platea a ferro di cavallo, fresco di stucchi e oro zecchino: fedele riproposizione del teatro all’italiana del Poletti.teatro-galli-rimini-4
Stucchi e ori di una rinascita che a sentire i pochi commenti “storti” che pure si fanno a voce alta, com’è costume tra i bon vivant riminesi che abitualmente s’incontrano nei caffè alla moda del centro città e di Marina Centro, riguardano più che altro gli investimenti che l’amministrazione cittadina ha sostenuto finora (36 milioni di euro secondo alcuni, 32 secondo altre fonti), nonché i costi necessari alla gestione del personale (15 dipendenti fissi più i tecnici di sala) e alla programmazione teatrale che costituiscono il punto dolente di un po’ tutti i teatri, musei e luoghi d’arte d’Italia. Della serie caparbiamente sciocca e profondamente errata di quanti sono dell’avviso che la cultura non dà da mangiare.
Tutto questo per dire della cifra che avanza in una Rimini eclettica dalle due e più facce: quella storica, artistica, culturale – ecco l’impianto stradale dei Cesari con il decumano e il cardo che intersecano nel cuore della città antica, con tutto il peso di architetture e testimonianze universali accumulatesi nel corso dei secoli come il già citato Ponte di Tiberio, l’Arco di Augusto, la Domus del Chirurgo, il Tempio Malatestiano, Castel Sismondo, la biblioteca civica Gambalunga che proprio quest’anno celebra i 400 anni dalla fondazione.
E quella edonistica, consumistica, goduriosa che, nell’immaginario collettivo nazionale, passa per essere pur sempre luogo di vacanza tout court, le cui sembianze riportano al divertimentificio che sulla costa romagnola ha trovato la massima espressione negli anni della vacanza e del divertimento a tutti i costi.
Riferimenti antropologici che Piscaglia considera imprescindibili tra loro, essendo “modelli di vita che a Rimini hanno sempre convissuto”.
Una tesi condivisibile, e per questo personalmente propenso nel dire che non ci sarebbe nulla di cui stupirsi, se non del troppo tempo impiegato per liberare le redini del rilancio culturale in atto di un territorio che è centro nevralgico del sistema turistico internazionale, con duemila strutture ricettive di ogni ordine e grado distribuite su 150 chilometri di costa e una media di 7-8 milioni di arrivi e 30-35 milioni di presenze l’anno.
Insomma, numeri che fanno della costa romagnola una terra ricca; numeri che inevitabilmente pesano nella definizione delle politiche socioeconomiche e a cui le amministrazioni locali per molto tempo hanno dimostrato di essere particolarmente sensibili. Magari sacrificando o condizionando la spinta centrifuga di una comunità che, proprio perché amante del bello e del piacere ha storicamente dimostrato di saper fare e di avere rispetto per ciò che è arte e cultura.
La rinascita del Teatro Galli ne è un esempio: l’ennesimo in ordine di tempo, non certo l’ultimo.

</span></figure></a> Sagra Musicale Malatestiana 2018.<br>Spettacolo d’inaugurazione del Teatro Galli. © Foto Elena Morosetti – Rimini.
Sagra Musicale Malatestiana 2018.
Spettacolo d’inaugurazione del Teatro Galli. © Foto Elena Morosetti – Rimini.
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Le storie di “TerraNostra”: Rimini, viaggio nella città che cambia/1
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