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Cultura del vino, la ricerca scientifica italiana conquista Francia e Spagna

 

Sodalizio scientifico tra le tre grandi culture viticole d’Europa – italiana, francese, spagnola -, con l’Università agli Studi di Milano che apre il proprio sapere , di fatto lo scrigno contenente i risultati di anni di ricerche in materia viticola da sempre a disposizione del mondo reale, anche all’applicazione sperimentale sul campo di alcune tra le aree viticole più prestigiose di Spagna e Francia.

Attlio ScienzaProtagonista di questo travaso sistematico di esperienze scientifiche da laboratorio a laboratorio, prima di passare al #vigneto vero e proprio tra Paesi dell’Unione, è il professore Attilio Scienza, titolare della cattedra di Vitivinicoltura a Milano e tra i massimi studiosi al mondo della vite e del vino. A lui e alla sua equipe di ricercatori italiani si deve la selezione di 4 nuovi “portainnestiM” che verranno sperimentati da altri organismi scientifici delle università di Bordeaux e di Rioja, prima di passare alla fase applicativa in alcuni #vigneti #francesi (Bordeaux e Borgogna) e  #spagnoli, che di per sé vantano già ampie credenziali a livello internazionale. Il che rivela l’importanza dell’iniziativa.

A darne notizia sono stati lo stesso Scienza e Marcello Lunelli, presidente del #consorzio Winegraft che vede la partecipazione di alcuni tra i più prestigiosi nomi della vitivinicoltura nazionale, nel corso di un convegno dedicato alla ricerca scientifica agonomica tenutosi al Padiglione Vino di Expo 2015. Allo stato risulta che oltre 600 talee del “portainnestiM” sono stati consegnati dai Vivai cooperativi di Rauscedo, in Friuli, alle Università di Bordeaux e Rioja, dove altri ricercatori seguirano le fasi applicative degli innesti su vitigni tipici dei propri territori, al fine di avviare una nuova fase di sperimentazione in loco.

“L’interesse che i nuovi 4 portainnesti della serie M hanno suscitato nelle università di Bordeaux e Rioja – ha sottolineato Scienza – conferma la validità di un progetto di studio che è tornato ad occuparsi delle “radici” della vite dopo oltre un secolo di disinteresse da parte della scienza e del mondo produttivo”. Chiaro il riferimento alla fillossera che colpì l’Europa sul finire del 1800, con risoluzione del problema nel primo decennio del XX° secolo. Dopo di che la ricerca viticola ha mantenuto il passo.

Tempranillo, in Spagna, Cabernet e Merlot in Francia saranno i vitigni che troveranno dimora nei vigneti sperimentali di prossimo impianto in autunno, con la nuova generazione di portainnesti destinati a sostituire quelli attualmente utilizzati “che – ha aggiunto Scienza – stanno mostrando forti limiti alle pressioni del cambiamento climatico, oltre a dare segni di deperimento veloce. Per contro l’M1 e l’M3,  per lo loro basse rese, si presentano come ottime alternative per una viticoltura di qualità in stile bordolese, mentre l’M4 ha una eccellente capacità di resistenza alla siccità, sì da farne una risorsa preziosa per i vigneti del Rioja”.

 

L’interesse mostrato da questi centri internazionali di eccellenza nella ricerca viticola “costituisce un doppio riconoscimento di cui dobbiamo andare fieri – ha commentato Marcello Lunelli – perché premia sia i risultati della ricerca dell’Università di Milano sia il modello virtuoso di collegamento università-impresa interpretato da Winegraft, grazie al quale i prodotti della ricerca sono diventati accessibili ai produttori e disponibili sul mercato nel giro di poco tempo”.