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Olio & vino per i vigili costipati – L’annata come nessuno se l’aspettava Impennata dell’extravergine

La notizia del giorno arriva da Roma ed è di quelle che fanno ridere e piangere al tempo stesso. Ieri, Capodanno, l’85 per cento dei vigili urbani della capitale ha marcato visita; la sera prima di San Silvestro su 150 macchinisti a disposizione dell’Atac, solo 7 (sette) hanno prestato regolare servizio. Anche in questo caso sembra che il motivo delle assenze sia dovuto a problemi di salute.

Se questa è la vera causa delle assenze, cosa che lascia molti dubbi, suggerisco ai febbricitanti di bere un po’ di vin brulé e di consumare più olio di oliva, possibilmente extravergine Dop made in Italy: sono un buon rimedio per combattere il raffreddore e la febbre, e in più fanno bene alle coronarie e abbattono il colesterolo.

In questo modo Roma Capitale sarebbe salva e i maggiori consumi di vino e olio darebbero una boccata di ossigeno a questi due settori che rappresentano l’eccellenza della tavola made in Italy nel mondo, che proprio bene non vanno.

Ecco un breve consuntivo dell’annata appena passata e di quella che ci aspetta.

Vigneto innevatoVino – E’ assodato ormai che l’andamento climatico anomalo dei mesi estivi ha inciso negativamente sullo stato vegetativo delle piante e dei frutti. E quindi sulla qualità non proprio eccellente di un gran numero di denominazioni. Ciò non di meno vi sono vini che hanno toccato punte di eccellenza, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno, meno colpito dalle piogge battenti di luglio e agosto (nella foto, un vigneto innevato).

A rimetterci è stata anche la vendemmia con tagli consistenti della produzione, stimata tra 42 e 44 milioni di ettolitri. Nel caso peggiore, vorrebbe dire andare indietro di 66 anni per trovarne una ancora più scarsa di quest’anno (36 milioni di ettolitri nel 1948).

Sul consuntivo 2014, certo parziale, non di meno ha pesato la crisi economica, ormai giunta al settimo anno di congiuntura negativa, con ulteriore calo della domanda domestica. Ma anche il peggioramento del quadro politico internazionale, in particolare per la brutta piega presa dalla questione Ucraina, che continua a pesare sull’export italiano di prodotti alimentari verso la Russia in modo vistoso.

Dunque una situazione per l’Italia tutt’altro che ottimale. Anche in chiave prospettica, giacché l’export, nonostante la buona tenuta del 2014 pari a 5,1 miliardi di euro,  potrebbe accusare un contraccolpo, a causa dei 45 milioni di ettolitri di vino ancora giacente nelle cantine della Penisola e per la forte concorrenza del vino sfuso spagnolo che sta invadendo i mercati esteri a prezzi stracciati.

Con buona pace di quanti continuano a non vedere i problemi che affliggono questo settore strategico del made in Italy, sostenendo che tutto va a gonfie vele.

 

UliviOlio – Anche per quanto riguarda l’olio di oliva, la situazione è tutt’altro che idilliaca. E quando mai lo è stata negli ultimi vent’anni?

Sappiamo che la produzione domestica ha anch’essa, al pari del vino, accusato un pesante calo. La campagna 2014-15 iniziata a novembre scorso ha documentato il crollo della produzione a circa 300 mila tonnellate, in calo del 35% rispetto a 465mila della campagna precedente (fonte Ismea).

Che ci fosse un minore raccolto era in parte prevedibile, stante l’attesa di un’annata di scarica tipica della produzione di olive. Ciò che non si poteva mettere in conto erano le conseguenze del cattivo andamento meteorologico e il diffondersi della “mosca olearia” (insetto che s’intrufola nella drupe dell’olivo e ne svuota il contenuto), con effetti devastanti sul raccolto di olive e sulla produzione olearia. E questo in concomitanza di una Spagna – leader mondiale del settore, seppure con cultivar qualitative non certo paragonabili agli extravergine italiani – che ha accusato il dimezzamento della propria fornitura.

Il risultato finale è che il mercato oleario mondiale, a differenza di quello vinicolo, ha imboccato la strada dei rincari, mettendo a segno in breve tempo incrementi medi all’ingrosso tra il 30 e 40 per cento.

Nel caso specifico italiano, vale ciò che è accaduto in Terra di Bari – la Puglia è la regione che da sola produce il 40% della produzione nazionale di olio di oliva –, dove da inizio campagna il prezzo delle olive ha avuto un’escursione vistosa, salendo da 50-55 euro al quintale a 100 euro per le migliori qualità non attaccate dalla mosca. Per quanto riguarda l’olio, l’extravergine di Andria acidità oleica 0,01/0,03, ha toccato punte anche di 590 euro il quintale, rispetto a 260-270 di un anno fa.

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