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Valanga su commercio al dettaglio: solo l’alimentare perde quasi 10mila negozi

L’anno passato in Italia più di 8.500 negozi di generi alimentari hanno cambiato insegna e quasi un altro migliaio ha abbassato la saracinesca definitivamente. Infatti, il numero dei punti vendita dedicati al cibo e alle bevande sparsi per la Penisola si è ridotto da circa 29.500 a 28.400 unità.

Un anno da dimenticare; certo tra i più nefasti degli ultimi sessant’anni anche in termini reddituali e reduce, peraltro, da un 2012 che a sua volta si è rivelato catastrofico per l’intero settore del commercio: l’Osservatorio nazionale del commercio istituito presso il ministero delle Sviluppo economico ha infatti calcolato in 766.821 il totale degli esercizi in attività, con una perdita di 9.334 insegne distribuita in modo omogenea su tutto il territorio nazionale.

Sono alcuni dati contenuti nel IX° Rapporto sulla legislazione commerciale che è stato oggetto di dibattito ieri a Milano, nel corso di un incontro sulle normative regionali e riforma del Titolo V° promosso dall’Associazione nazionale per il commercio al dettaglio (Ancd) con la partecipazione di esponenti di vertice della catena Conad, nonché di Anna Argenti dell’Autorità garante della Concorrenza, di Giorgio Vittadini della Fondazione per la Sussidiarietà, Angelo Ciocca della Regione Lombardia e di Roberto Ravazzoni dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Naturale che il dibattito partisse proprio dalla tragicità di quei dati, ma subito è emerso il fatto che la crisi del settore risente anche di altre variabili. Per esempio, il fatto che “le normative regionali non solo non registrano cambiamenti che aprano a una reale concorrenza e siano di incentivo allo sviluppo del settore, ma prevedono addirittura un peggioramento rispetto alla legge Bersani”.

Per questo l’Ancd si è fatto portatore di una richiesta alla classe politica affinché, in materia di riforma del Titolo V°, si dibatta anche delle problematiche del settore commercio. Oltre a quelle dei settori energia e turismo.

Per il segretario generale di Ancd Conad Sergio Imolesi “è doveroso interrogarsi sugli effetti che certe scelte in campo legislativo possano produrre nel sistema economico del Paese e sperare che il governo e i partiti sappiano mettere a punto le risposte più adeguate alle necessità di questo difficile periodo e, più in generale, ad un quadro economico nazionale e internazionale che è cambiato in modo radicale”.

 

 

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  • Elena |

    In tanti paesi europei e’ facile aprire una nuova attivita’, costa poco e si fa senza tanta burocrazia… Sarebbe cosi’ difficile copiare le loro procedure in modo da fare lo stesso? Perche’ qui si parte da situazioni burocratiche cosi’ intricate che se si cerca di semplificare la procedura esistente, non si finisce piu’!E’ piu’ semplice ripensare i meccanismi daccapo (e a questo punto tanto vale ispirarsi a quelli esistenti nei Paesi dove funzionano meglio)

  • Alterazione |

    Non si può ignorare l invadente arrogante metodo alla Gestapo che uno stato indegno di questo nome utilizza per fare controlli, controllino e vere e proprie intimidazioni nei confronti degli esercizi commerciali grazie ad un rapporto Sto arrivando! “Sudditi” tra i vari bracci di uno stato inefficiente e bizantino e i poveri cristi che rischiano tutto per fare imprenditoria in Italia adesso. Serve una RIFORMA FORZATA di tutte quelle Burocrazie vessatorie che stanno contribuendo alla completa distruzione di milioni di posti di lavoro.! In NESSUN paese moderno sarebbero tollerate le attitudini i questo “stato”

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