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C’è un’Italia giovane che investe nello sviluppo rurale – Il caso Gal “Terra d’Arneo”

 

C’è la giovane laureata in Tecnologie alimentari che abbandona la carriera in Ferrero per tornare a casa e fare l’imprenditrice, socia in un complesso ricettivo con tanto di uliveto nei pressi di Santa Chiara Boncore. C’è l’aspirante attore e universitario fuori corso a Roma che decide di impegnarsi nella gestione di un #agriturismo realizzato all’interno di un antica #masseria fortificata a Copertino, la città di San Giuseppe, il Santo dei voli e patrono degli studenti. C’è l’esperta di marketing stufa della vita nella grande città, che acquista una colonica con dei casali e ne fa un b&b da vivere en plein air tra mare e #campagna nei pressi di Porto Cesareo. C’è chi …

La lista potrebbe continuare a lungo e alla fine scopriremmo che quasi sempre dietro queste storie ci sono giovani che sentono forte il richiamo della terra, che tornano al paese d’origine e decidono di investire e dedicarsi ad attività che in un modo o in un altro hanno a che fare con il mondo #rurale, per il quale vi sono specifiche risorse pubbliche disponibili per aziende in fase di start up.

Sì, sempre più giovani riscoprono l’agricoltura. Lo dicono le statistiche ufficiali e lo confermano i fatti che, comunque, toccano un po’ tutta la Penisola, da Nord a Sud.

Sarà per la crisi economica che continua a mordere sul collo degli italiani; sarà perché lo stress che si accumula vivendo nelle grandi città per qualcuno è diventato insopportabile; sarà per le difficoltà che colpiscono le attività urbane, i servizi, l’industria: settori, cioè, fortemente penalizzati rispetto all’artigianato o al mondo agricolo che, pur con modesti fatturati, presentano discrete vie di fuga che garantiscono un maggiore inserimento nel tessuto territoriale, sociale, culturale.

Logo Terra d'ArneoSta di fatto che nell’ultimo lustro, diverse decine di migliaia di giovani in Italia hanno scelto l’opzione agricola: chi trovando per la prima volta lavoro e chi, novello imprenditore rurale, ha addirittura creato nuova occupazione. Esperienze concrete ce ne sono numerose qua e là nel Paese, ma è soprattutto al Sud che il ritorno alla campagna si sta rivelando una vera e propria opportunità. Dove, grazie anche a sostegni comunitari, è possibile sostenere progetti innovativi attinenti allo sviluppo di attività agricole o ad esse riconducibili. Chi scrive ne ha avuta conferma partecipando a un “educational tour” promosso dal Gruppo di azione locale (Gal) Terra d’Arneo, in Puglia, nell’ambito dei programmi Leader finanziati dall’Unione europee, conoscendo individui intraprendenti a capo di realtà produttive, di trasformazione, di servizi assolutamente dinamiche e propositive. 

Terra d’Arneo, dunque. Una fascia di terra del Salento più verace a Ovest di Lecce, tra Salice, Nardò e il mare di Porto Cesareo, con i suoi alberi di ulivi secolari che sembrano sculture viventi e il mare cristallino di Torre Lapillo e Santa Maria al Bagno. È qui, in questa terra una volta paludosa che la mano sapiente del contadino ha bonificato per farne la patria del Negramaro e del Salice Salentino – rispettivamente, il vino più nero che c’è e il primo rosato che sia mai stato prodotto in assoluto – e di un olio extravergine d’oliva molto gettonato che l’azione del Gal ha trovato terreno fertile (è il caso di dire) capace di stimolare l’impegno di giovani, e non solo, che hanno riscoperto nei valori dell’attività primaria una via di uscita dalla crisi ma anche una valida risposta ai bisogni propri e della collettività.

Una coralità di 170 progetti che testimoniano la crescita degli investimenti (18 milioni a fine 2013) in capo a ospitalità agrituristica, commercio tradizionale, produzione di energia da fonti rinnovabili, servizi sociali con l’agro artigianato e le masserie didattiche a imbastire manualità e cultura per nuove generazioni. E sì, perché come sostiene il presidente del Gal, Cosimo Durante, la ragione d’essere dell’istituto <non è quella di essere un semplice front-office burocratico che pubblica bandi e svolge istruttorie, bensì promuove la crescita economica, la coesione sociale e l’identità culturale, costruendo sul territorio partenariati con soggetti istituzionali, economici, sociali e culturali>.

 

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