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Pirandello e la “Partitura P.”, il potere dell’immaginazione tra musica e parole

di Giulia Maria Basile
Un attore, vestito di bianco, con un fascio di luce che lo rischiara e il buio del palco come cornice.
Due elementi, la parola e la musica, che si intersecano, si lasciano spazio a vicenda, vanno
all’unisono seguendo flussi che via via cambiano intonazione e colore. Tre storie, che diventano un
unico movimento cangiante per parlare – e riflettere – del peso della morte, di come essa si faccia
posto nella vita. Ma anche del potere vitale dell’immaginazione, e di come la vita stessa possa
essere ricerca di un’identità perduta o racconto di una coscienza, finora sopita e finalmente
risvegliata.
Sul palco Fabrizio Falco, giovane siciliano con un curriculum di tutto rispetto, esperienze di teatro
con Ronconi e di cinema con Bellocchio, Premio UBU come Miglior attore under 35 nel 2015. Già
conoscitore e interprete dell’autore Premio Nobel, nel suo Partitura P. – Uno studio su Pirandello,
in scena al Teatro Franco Parenti di Milano fino a domani, 30 ottobre, Falco esplora con la sua regia e la sua
presenza sul palco gli stati d’animo e le variazioni di tre novelle pirandelliane differenti per tempi,
toni ed evocazioni: La morte addosso (da L’uomo dal fiore in bocca), Una giornata e Il treno ha
fischiato.
In scena ci sono l’attore e una sedia solamente, ma le suggestioni sono molteplici. L’interpretazione
è tale che Falco, pur essendo la sola anima sul palco, si rivela capace di mostrare allo spettatore
anche gli altri personaggi, l’ambientazione, le botteghe con gli artigiani al lavoro, le clienti della
merceria, la stazione dei treni. Ma a rivelarsi attraverso il gioco complice che si forma tra attore e
pubblico sono soprattutto i diversi sentimenti evocati, in un monologo che si dipinge nel susseguirsi
di visioni oniriche e fantasie verbali, flussi di pensieri che costruiscono la loro logica ammettendo la
follia, quella del vivere più che quella della morte.
A supportare i movimenti dell’anima dei personaggi interpretati da Falco, a tratti si sprigiona la
voce della musica, che riempie la scena e insieme alla recitazione conduce lo spettatore nei meandri
di questa partitura drammaturgica. Di nascosto dallo sguardo della platea, il musicista Angelo
Vitaliano crea dal vivo uno sfondo musicale che non solo accompagna ciò che accade, bensì ne
detta anche struttura e spazio, profondità di senso e accostamento ad esso da parte del pubblico.
Ma anche la luce ha un ruolo fondamentale. Nei giochi creati da Daniele Ciprì, la luce è volta a
seguire ma anche anticipare quelle che sono delle vere e proprie fughe da un personaggio all’altro,
da uno stato d’animo all’altro, senza frenesia o convulsione narrativa ma con quell’adagio evolversi
della parola pirandelliana.
Sì, perché i momenti tratti dalle novelle del grande autore siciliano vengono rispettati nella loro
essenza. E lo spettatore – che viene ora sospinto da onde di suoni elettronici e parole precise e
taglienti e ora lasciato “a mollo” a osservare le immagini e le allucinazioni che esse hanno evocato
– che conosca bene o meno il genio di Pirandello ne riconosce comunque la cifra. Un diffondersi di
elementi che ruotano, si agitano e prendono varie direzioni in ogni storia, finendo pian piano però
per ricongiungersi verso un senso che si rivela chiaro e reale, essenziale nella forma ma di un
respiro così profondo da farci riflettere ancora oggi.
Partitura P. si è rivelato uno spettacolo di rara densità, a tratti soffuso e a tratti dirompente, dal
ritmo accelerato o allentato ma sempre sofisticato e penetrante. Una resa equilibrata e adatta alla
ricchezza schietta e pungente del Pirandello delle Novelle, patrimonio letterario che non si dovrebbe
mai smettere di leggere e scoprire.