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Vino&cibo, a Piazza Affari un terzo delle sturt-up 2015 ha a che fare con l’agrobusiness

Manca un mese esatto all’apertura dei cancelli di VinItaly e Verona città si fa ancora più bella di quanto lo sia già. Qualche chilometro più a Sud da Piazza Bra, i padiglioni di Veronafiere si attrezzano per ospitare l’arrivo di decine e decine di migliaia di persone, tra espositori e visitatori da mezzo mondo. L’umanità che vi si incontra è letteralmente presa nella preparazione dei mille-e-uno eventi in calendario al Salone internazionale del vino per eccellenza.
VinItaly 2016 (dal 10 al 13 aprile), un appuntamento globale a cui chi ha a che fare con il vino non può mancare. Quest’anno, poi, è un’edizione speciale, perché coincide con il numero 50: tanti sono gli anni passati da quel lontano 1967, quando l’allora Segretario generale di Veronafiere Angelo Betti, ebbe la felice idea di inventarsi la prima vera piattaforma nazionale per promuovere il vino italiano nel mondo. Tale è rimasta, nonostante i numerosi assalti alla carovana. Tutti finiti con il mal di pancia.
Sarà per questo gran daffare che la notizia del recente ingresso di H-Farm Spa di Treviso nell’azionariato (36,5% per un valore di 700mila euro) di DesignWine, società partecipata di Veronafiere, è scivolata velocemente sotto la merlatura di Pontevecchio.
Eppure di motivi per parlarne ce ne sono, eccome. A cominciare dal fatto che la DesignWine, ancorché coordinare il VinItaly Wine Club, ha la sua ragione d’essere nel progetto e-commerce orientato alla promozione e vendita online del vino italiano in Italia e all’estero. Un progetto a cui l’ente fieristico tiene molto, alla stessa stregua del partner trevigiano, in quanto incubatore di nuovi modelli d’impresa aperti all’innovazione e business proiettati in ottica digitale.
Come dire, il partner giusto al momento giusto. Per cui se da un lato Maurizio Danese, presidente di Veronafiere -78 milioni di euro di ricavi nel 2015, rispetto ai 72 dell’anno prima, con ebitda di 6,6 milioni – definisce l’accordo con H-Farm “un importante passo avanti nel progetto e-commerce in ottica internazionale” e con Veronafiere “sempre pronta a cogliere ogni opportunità di miglioramento”; dall’altro il Ceo e co-fondatore di H-Farm Riccardo Donadon si rifà alle “enormi potenzialità di crescita che il settore vinicolo ha”, grazie anche alle “opportunità che la partnership con Veronafiere mette a disposizione”. Con VinItaly.
Non meno intrigante è il fatto che la stessa H-Farm, società che fa capo a un gruppo di manager e imprenditori – oltre a Donadon, Maurizio Rossi, Paolo Cuniberti, Miroglio, Diesel, Marzotto, Zoppas… – è una start-up approdata nell’autunno del 2015 a Piazza Affari. Il che in alcuni ambienti dell’imprenditoria vinicola nazionale ha stimolato nuove riflessioni su ipotesi già circolate in passato, circa l’apertura di un dossier “Borsa Valori” intestato all’ente scaligero, sulla falsariga di quanto fatto da Fiera Milano Spa, da tempo presente a Piazza Affari.
Ma se anche questa ipotesi non trova risposte idonee nei recinti di Veronafiere, vero è che nell’ultimo anno e mezzo non sono state poche le imprese del settore agroalimentare che hanno detto sì a Piazza Affari. E questo nonostante il turbinio che ha interessato, e continua a interessare, l’andamento delle quotazioni borsistiche. Segno che l’atavico steccato tra imprese familiari del cibo e delle bevande made in Italy e il monumento dedicato al capitale di rischio tende ad assottigliarsi.
Come altro si può interpretare il fatto che nel solo 2015 su una ventina di nuove matricole che hanno avuto accesso a Borsa Italiana, ben sette di esse si occupano di produzione e vendita di beni e servizi aventi a che fare con l’agroalimentare. Numero che, rifacendomi a un’inchiesta su ‘Agroalimentare e Borsa valori’ realizzato per la rivista “Food&Beverage”, ha quasi raddoppiato la presenza di tali imprese nel “recinto” di Piazza Affari.
Prova ne è che accanto a presenze consolidate di brand come Autogrill, Bonifiche Ferraresi, Campari, Danone, La Doria, Marr, Parmalat, Unilever, Valsoia, Zignago, ora la lista si è estesa anche a società di piccole e medie dimensioni come Agronomia, Italian Wine Brands, Gambero Rosso, Glenalta Food, Masi Agricola, Massimo Zanetti Beverage. E, da ultimo, H-Farm, partner di Veronafiere.